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13 Nov 2008 - 18:14:38
Verona 2
La calca davanti ai cancelli stava aumentando, mentre un pungente sapore di fumo, cuoio e finimenti invadeva la fresca brezza autunnale.Superata l’entrata, una umanità estremamente variopinta si muoveva sul piazzale, disperdendosi nei viali laterali o entrando nei diversi padiglioni.L’inconfondibile nitrito dei cavalli, accompagnato da un cadenzato e ritmico rumore di zoccoli, contribuiva a vivacizzare un ambiente già pervaso da una esuberante e contagiosa allegria.Volutamente rinviai l’impatto con i cavalli, veri signori di questa manifestazione, preferendo visitare gli stands, ove facevano bella mostra oggetti di artigianato.Il ricordo dello scorso anno tornava ad affiorare, riportandomi ad emozioni e sensazioni già vissute.Mi accorgevo però di trovarmi ancora in una fase di studio, interlocutoria: come era avvenuto in altre occasioni, attendevo di percepire quel messaggio di totale coinvolgimento, che magari sarebbe giunto con maggior difficoltà, trovandomi a rivivere scene già note.Mi chiedevo se e in quale momento sarebbe scattata quella scintilla.Come in altre occasioni avevo sottolineato, l’ambiente western aveva sempre rappresentato per me una sorta di rifugio, il c.d. ossigeno indispensabile e vitalizzante nei momenti in cui la quotidianità, nel suo grigio ed uniforme ripetersi, stava avendo il sopravvento.L’incognita era rappresentata da quella stessa riproposizione di scene già viste, gustate e assaporate, ma facenti parte di un passato già vissuto, in quelle che pensavo ne fossero tutte le possibile sfaccettature.Per fortuna i miei timori vennero rapidamente fugati.Lo sguardo acuto e penetrante di un cavallo attirò la mia attenzione.Accuratamente sellato e corredato di tutti i finimenti, era legato al palo di un recinto in evidente  stato di tranquilla attesa: all’esterno si stava infatti preparando una qualche esibizione alla quale avrebbe dovuto sicuramente partecipare.E’ singolare come certe scene riportino alla mente situazioni di vita in cui ci troviamo calati e alle quali, o per pigrizia o per abitudine, non riusciamo a sottrarci.Quanti “recinti”, condizionamenti e costrizioni subiamo, più o meno consapevolmente, nel corso delle nostre giornate? Eppure in certi rari momenti riusciamo ad “entrare” in sintonia con una dimensione improntata ad una totale e assoluta libertà, staccata da qualsiasi riferimento contingente e concreto.Non potei fare a meno di avvicinarmi: la testa del cavallo ruotò verso di me,  per poi tornare  nella posizione originaria.Allungai, con una certa circospezione, la mano e lo accarezzai sul collo, scendendo fino al garrese. Colsi un leggero fremito del mantello ed un lieve sospiro.Lo guardai meglio: si trattava di uno stupendo esemplare di Quarter, dal petto possente e dagli arti agili e muscolosi.La testa superbamente eretta, sembrava rivolta  verso un orizzonte lontano, imperscrutabile ed irraggiungibile.Visualizzai ampie distese verdeggianti, senza confini, accarezzate da un tiepido alito di vento, che faceva flettere l’erba  ed i giovani arbusti lussureggianti.Avvertii un galoppo, che si faceva  sempre più vicino, più intenso, finchè colsi la raffigurazione di una  mandria di cavalli selvaggi, protesi verso la lontana linea dell’orizzonte.Provai a tornare nella dimensione reale, anche se trovavo un certa difficoltà.Distolsi lo sguardo e mi voltai per allontanarmi.Un caldo nitrito mi bloccò: il cavallo, fino a quel momento muto e quasi distaccato  spettatore, mi stava nuovamente fissando, come se avesse voluto chiamarmi.Tornai sui miei passi: il cavallo si stava avvicinando.In quel momento percepii come un sorta di messaggio: aveva condiviso e partecipato alle mie fantasie, rivedendo probabilmente un passato ormai sopito.Socchiusi gli occhi e una parte di me entrò in quel recinto: sciolsi la “capezza” e montai in sella.Poi una leggera pressione sui fianchi possenti ed un ovattato galoppo. Il recinto si aprì e per un attimo entrambi abbracciammo un sogno.Un secco richiamo ci fece tornare alla realtà. Il cavallo, al passo vicino al suo proprietario, si stava allontanando e sarebbe poi svanito nei ricordi.La testa si voltò ancora un’ultima volta, mentre una incontenibile emozione mi stava salendo  alla gola: sicuramente ci saremmo rivisti in quella dimensione che appartiene al fantastico e alle visioni.    

danovaro giuseppe · 183 visite · 0 commenti
Categorie: Racconti

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