30 Mag 2008 - 16:51:35
UNO STRANO COMPAGNO DI VIAGGIO
Il treno sarebbe partito a minuti.Carlo salì, attraversò il breve corridoio e si sistemò in una scompartimento vuoto.Guardando fuori dal finestrino, notò un gruppo eterogeneo di persone, affacendate intorno a zaini, giacche a vento, sacchi a pelo posti alla rinfusa su un rialzo della banchina. Evidentemente gitanti, che, approfittando della giornata limpida e tersa, avevano deciso di abbandonare i fumi e i miasmi della città, per andare a respirare un minimo di aria pura.Li invidiò dal più profondo del cuore.Distolse quindi lo sguardo ed aprì il giornale, dandovi una rapida scorsa.Nessuna notizia lo attirò perticolarmente, ma non se ne stupì, visto che da tempo le notizie si susseguivano, invariabilmente sugli stessi temi, in modo monotono ed uniforme.-"Salve. E' libero questo posto?"Carlo si voltò e vide un uomo, che con fare interrogativo lo fissava sorridendo.-"Certo. Si accomodi pure" rispose, per poi abbassare nuovamente lo sguardo sul giornale. L'uomo si accomodò davanti a lui e tornò a rivolgergli la parola.-"Scendi tra poche fermate, vero?"Carlo alzò lo sguardo verso lo sconosciuto interlocutore.Strano quel "tu" così confidenziale e davvero singolare il fatto che fosse al corrente delle sua abitudini. Per quanto frugasse nella sua memoria, non ricordava infatti di avare mai incontrato quella persona.Decise comunque di non formalizzarsi e, sorvolando sul modo abbastanza inconsueto dell'approccio, replicò, usando lo stesso tono diretto ed amichevole.-"Scusa, non mi sembra di conoscerti. Come fai a sapere del mio itinerario?-" Guarda che ci conosciamo molto bene e da tanto tempo. Potrei dire, da sempre. Mi meraviglia che tu non te ne renda conto".Carlo ammutolì. Proprio a lui doveva capitare quel tipo strano.Il treno si stava intanto lentamente muovendo.Visto che non esistevano alternative ed abbastanza incurisito dal personaggio, Carlo decise di ripredere la conversazione nel modo più normale, come solitamente avviene tra conoscenti di lunga data.Piegò quindi il giornale e domandò:-" E tu dove scendi?"-"Alla tua fermata".La situazione ora si era chiarita. Evidentemente si trattava di uno dei tanti pendolari, che, quotidianamente per motivi di lavori, si trovavano agli stessi orari lungo la medesima linea ferroviaria.Sicuramente lo sconosciuto si rese conto che la tensione si era allentata ed infatti osservò:-"Inizialmente eri davvero diffidente. Ora però ti sei tranquillizzato e non sei più sulla difensiva. E' un buon segno".Carlo assentì e per la prima volta sorrise.Lo strano personaggio a questo punto continuò:"Non mi sembri molto contento. Hai qualche problema, qualche preoccupazione?".Carlo udì se stesso rispondere: "Niente di particolare. Non riesco però ad adattarmi alla realtà attuale, nella quale tutto è programmato, prestabilito, nevroticamente articolato. Non capisco la frenesia di questo tempo, dove gli stessi rapporti interpersonali vengono bruciati alla ricerca di un successo, che ha lo stesso spessore e la stessa attendibilità di un miraggio nel deserto.Purtroppo non posso farci niente e devo solo subire".Queste parole erano stare pronunciate come una liberazione, come se all'istante avesse personalmente effettuato la radiografia di quel malessere subdolo e sottile, che fino a quel momento si era celato nelle pieghe del suo inconscio.-"Quello che hai detto"- proseguì l'altro-" non è una novità e non l'hai scoperto solo ora. Da poco tempo ne hai preso però conoscenza e non riesci a capacitarti di una situazione, che però tu stesso, anche in un recente passato, avevi cercato ed accettato.Rifletti. Non sei sempre stato un pervicace assertore della tua tranquillità, della tua sicurezza? Ora l'hai raggiunta. Per quale motivo ti lamenti?"Carlo si trovò a meditare su queste parole, così semplici, ma così perentorie nella loro crudezza.Era vero. Non aveva da sempre inseguito la certezza, rifuggendo da qualsiasi rischio, anche a costo di ripetere atti e comportamenti che, a poco a poco, erano diventati comodamente usuali?-"Vedi "- continuò lo strano personaggio-"che cominci a capire? Tu ora sei giunto a un bivio: puoi continuare in questo modo, compiangendoti per la tua ignavia oppure optare per una libera scelta, che ti consenta di prendere ogni decisione in piena autonomia".Carlo non sapeva cosa replicare.L'altro continuò" Capisco che tu abbia qualche riserva, qualche timore. Il coraggio consiste anche nel saper uscire allo scoperto, nel saper operare una scelta.Nel passato ti sei volutamente precluso ogni autonomia ed ora, anche se hai raggiunto quella meta che ti eri prefisso, non sai più come comportarti.La libertà è un bene che inebria, ma che spesse volte intimorisce chi non vi è avvezzo.Purtroppo questa è una legge che l'uomo ha imposto, nel momento in cui ha deciso di forzare la natura, in tutte le sue manifestazioni, per assoggettarla ai suoi capricci, al suo personalismo.Nel far questo, non ha risparmiato neppure i propri simili. Ognuno ha quindi preferito relegarsi nella propria solitudine, a difesa della propria ridicola postazione.Lo ripeto. Non sto dicendo nulla di nuovo E tu, nel profondo della tua coscenza, sai che è così. Ne sei sempre stato consapevole.Ognuno di noi ha un proprio modello cui uniformarsi, ma questo riferimento non è un'entità autonoma ed estranea, ma piuttosto il riflesso di noi stessi, depurato dei nostri limiti e delle nostre insicurezze.E' l'intuizione personalizzata di quello che vorremmo essere."Le parole, prima intense e vibrate, ora giungevano in modo sempre più ovattato, al punto che Carlo riuscì con una certa difficoltà a cogliere la conclusione del discorso.Guardò dal finestrino.-"Ciao Carlo, non scendi? Siamo arrivati".Si voltò e vide un suo collega.-" Certo. Stavo finendo un discorso con questo signore.".-"A chi ti riferisci? Non c'è nessuno, lo scompartimento è sempre rimasto vuoto. Ero seduto vicino all'ingresso e potevo quindi godere della più ampia visuale. Ti posso garantire che non è mai entrato nessuno."Vuoto? Si guardò intorno, ma non vide alcuno.Il treno si era appena fermato.Carlo scese sul marciapide, si sistemò la giacca, mise il giornale sotto il braccio. Gesti consueti, ripetuti.Attese. La lunga teoria dei vagoni stava ripartendo lentamente.Le ruote si stavano ora mettendo in movimento, cigolando stancamente.Vide le rotaie che freddamente le costringevano nel loro rigido ambito, proiettando sul terreno, ormai riarso, un geometrico ed omogeneo disegno.L'ultimo vagone passò, lasciando nell'aria un forte odore di metallo e vapore.Renato alzò lo sguardo e attraversò i binari.Da lontano giunse il fischio malinconico del treno. G. Danovaro Milano 26 Maggio 1998.
Sindicazione
14.01.11 @ 10:58:15
da Franco
Bellissima descrizione, vibrante e sensibile. Complimenti!
04.11.10 @ 12:50:13
da alessandra
Bellissimo e atmosferico...ehh sci
03.01.10 @ 21:07:46
da mario
Like.
07.10.09 @ 07:36:03
da Donna Talks
Giuseppe, come sono belli e commoventi i ...
23.10.08 @ 14:42:30
da Emilia