10 Mar 2009 - 19:30:07
Trattoria
“Ehh……scì”.Questa frase, in stretto dialetto ligure -genovese, risuonò nella piccola sala della trattoria, dove si trovavano in quel momento poche persone.Alzai lo sguardo: vicino a me il personaggio che aveva proferito questa esclamazione, accompagnandola con un profondo sospiro. Lo conoscevo, sia pure di sfuggita: sapevo che al ritorno dai campi era solito concedersi un buon bicchiere di vino, naturale preludio ad un abbondante pranzo, da consumarsi rigorosamente tra le mura domestiche.Gli occhi fissi davanti al “quartino” sembrava meditare, con quella frase, sui vari momenti vissuti nei campi, sotto il sole, quando intento alle consuete attività, poteva avvertire il lento trascorrere del tempo attraverso il ronzio di un insetto, il frinire di un cicala o il fresco respiro del vento.Una sorta di fatalistica rassegnazione sembrava fluire, materializzarsi da quella frase, pronunciata con serena accettazione di un destino quotidianamente vissuto in piena consapevolezza, senza recriminazioni, come Fato ineluttabile.La mano chiusa sul bicchiere si alzava ora ritmicamente come a voler scandire, con studiata lentezza, il piacevole sorseggiare della scura bevanda, sempre più riflessa sull’abbronzato viso dell’avventore.Lo guardai negli occhi: lo sguardo pacato era come immerso in una dimensione personale, gelosamente e tenacemente individuale.“Ehh…scì”, come dire “va bene così”.Ricordai i miei tanti incontri, lungo i sentieri di campagna, con giovani, anziani, curvi sotto pesanti carichi di legna appena tagliata nel bosco. Un semplice saluto, spesso un breve suono gutturale e poi il rumore tipico degli scarponi sullo sterrato, appena coperto di morbida erba: nessuna parola superflua , pochi monosillabi appena accennati, come pura cortesia, ma nulla di più.Il sommesso brusio del sottobosco sembrava accompagnare questi oscuri personaggi, protagonisti di un vicenda che nel suo consueto ripetersi sembrava ne rappresentasse l’essenza..In questa piccola trattoria percepivo la stessa raffigurazione e quella “sospirata” esclamazione mi appariva come il naturale compendio di questo particolare stile di vita..Il campanile della chiesa vicina battè la “mezza”, il guaito di un cane si alzò nell’aria: una veloce occhiata all’orologio, poi il mio vicino di tavolo si alzò, pagò la consumazione e si portò all’uscita. Solo un breve saluto, appena accennato, poi la porta si chiuse alla sue spalle.Guardai il fondo del mio bicchiere tristemente vuoto: lo riempii fin all’orlo poi cominciai a pregustare quel piacevole sapore, tipico del vino di campagna.Una piacevole sensazione di calma, gradevole, appagante cominciò a pervadermi.Attraverso la vicina finestra intravidi il cielo, di un azzurro turchino.Il locale si stava affollando di “villeggianti”.Dalla cucina si alzavano ora invitanti profumi.Guardai la campagna sottostante e l’alto disegno dei monti, appena delineato davanti a me: un volo di passeri stava alternandosi, in strette evoluzioni, tra le alte chiome degli alberi. Il sole faceva capolino tra le leggere inferriate della finestra .Tutto era in perfetta armonia. “Ehh ….scì”.
Sindicazione
14.01.11 @ 10:58:15
da Franco
Bellissima descrizione, vibrante e sensibile. Complimenti!
04.11.10 @ 12:50:13
da alessandra
Bellissimo e atmosferico...ehh sci
03.01.10 @ 21:07:46
da mario
Like.
07.10.09 @ 07:36:03
da Donna Talks
Giuseppe, come sono belli e commoventi i ...
23.10.08 @ 14:42:30
da Emilia