26 Giu 2008 - 20:22:13
THE JOURNEY
Salutammo questa famigliola e ci dirigemmo nel cuore della città: la nostra meta era "The Journey", museo totalmente gestito ed organizzato dai Lakota. Una vera attrazione.
In effetti, chi pensasse di vedere un qualcosa di usuale, sarebbe costretto a cambiare immediatamente idea. Un elegante ingresso, presidiato da una zelante e graziosa ragazza indiana, immetteva in uno stanzone, dove facevano bella mostra diversi quadri.
Un altoparlante stava però avvertendo che, entro pochi minuti, si sarebbe tenuta nella sala cinematografica attigua, una proiezione di notevole interesse.
Qualcuno del nostro gruppo, che, lo scorso anno, vi aveva assistito, mi suggerì di non perderla.
Incuriosito, entrai nell'ampio salone, sistemandomi nelle file centrali più alte, in modo da poter usufruire di un'ampia panoramica.
Le luci si abbassarono e all'improvviso ci trovammo calati nella fantasia di un popolo. Accompagnate da un commento in pura lingua Lakota, si susseguivano sulla schermo le immagini di un bisonte, dal galoppo lento e potente, delle BlacK Hills, di mandrie di cavalli. All'improvviso un serpente dal movimento sinuoso, poi un gruppo di soldati.
Tutto questo con un sottofondo di musiche e canti tribali, mentre la figura di una ragazza dai lunghi capelli corvini, accennava misurati passi di danza, sfumando poi e dissolvendosi in una varietà di colori sempre più caldi.
La voce profonda del commentatore descriveva le varie scene: il tono era fermo ed uniforme.
Un falco e poi un'aquila disegnavano nel cielo ampie volute, sorvolando vette innevate e paurosi dirupi.
Poi ancora un gruppo di soldati e quindi il massacro di Wounded Knee: poveri corpi, bloccati dal gelo in pose scomposte e grottesche, buttati, senza alcuna pietà; in un'ampia fossa comune.
Infine la figura di un vecchio, stagliata sulla collina, mentre rivolgeva il proprio canto al cielo, invocando il Grande Spirito. Mi riesce difficile ricordare l'esatta sequenza di tutte le scene, ma tuttora conservo il ricordo di quei momenti.
Sembrava di essere entrati in un sogno magnifico, sublime, dal quale si era come ipnotizzati.
Non so dire quanto duri in effetti la proiezione, ma l'accendersi delle luci mi fece provare la sensazione di un fastidioso risveglio.
In quel film avevo rivisto, visualizzate, le sensazioni, che mi avevano accompagnato in quei giorni: erano tutte condensate in quei fotogrammi, in quella colonna musicale, in quel commento, che, pur articolando parole a noi sconosciute, risultava del tutto chiaro e comprensibile.
La nostra visita proseguì attraverso altre sale, ognuna riservata a precisi argomenti, che spaziavano dal campo geologico, naturalistico e faunistico a quello più tipicamente d'ambientazione.
In una serie di stanze si muovevano infatti figure perfettamente automatizzate, di grandezza naturale, che interpretavano alcuni dei momenti più tipici della vita di frontiera, riproponendo anche quei famosi scontri epici tra personaggi, oramai entrati nel mito.
Mi riferisco in particolare alla raffigurazione della sparatoria avvenuta all'O.K. Corral e a quella riguardante l'uccisione di Wild Bill Hickcook: entrambe le scene rappresentate con un realismo ed una attenzione ai particolari davvero notevole.
Quando uscii, nel mio cuore era però rimasto soltanto il ricordo di quella fantastica proiezione. Visto che il giorno successivo saremmo partiti, decidemmo di recarci al "Prairie Edge", negozio particolarmente fornito, per uno shopping conclusivo.
Avendo ormai completato la mia serie di acquisti, non mi sentivo particolarmente interessato: tra l'altro, nel precedente soggiorno a Rapid City, avevo avuto modo di visitare questo locale e ricordavo molto bene i prezzi, decisamente elevati.
Mi accodai comunque al gruppo ed in breve giunsi a destinazione. Avevamo percorso una strada diversa da quella che conoscevo ed infatti sbucammo su un crocevia a me sconosciuto: nel centro, la statua di un guerriero, col capo abbassato, le braccia aperte lungo i fianchi , le gambe leggermente divaricate.
E allora mi ricordai di quando, bambino, vidi per la prima volta la raffigurazione di un guerriero indiano. Era una domenica mattina e, con mio padre, stavo tornando a casa.
Passando davanti all'edicola dei giornali, guardai distrattamente le diverse riviste ed i settimanali posti in esposizione, soffermandomi in particolare sulle letture per ragazzi.
La mia attenzione fu però immediatamente attirata da un fascicolo, sulla cui copertina era disegnato un gruppo di cavalieri al galoppo, vestiti in modo inconsueto.
Chiesi a mio padre se poteva comprarmelo. Venni accontentato e cominciai a scorrere, incuriosito, le prime pagine. Rimasi come folgorato.
Davanti ai miei occhi era apparsa la figura di uno strano personaggio, dai capelli lunghi, sciolti sulla spalle, lo sguardo fiero, il portamento altero.
Intorno al capo un semplice fascia, sul torace una lunga collana, che scendeva quasi fino alla cintola. Giaccone e larghi pantaloni in pelle completavano quel singolare vestiario.
Fu come se una scossa elettrica mi avesse attraversato il corpo.
Non sapevo assolutamente alcunché di indiani, né feci alcun collegamento con le nozioni, acquisite a scuola, sulla scoperta dell'America: ero ancora nel periodo in cui, quanto veniva appreso dagli insegnanti, poteva solo servire a meritare un buon voto.
Provai una sensazione del tutto nuovo e inspiegabile: nulla da spartire comunque col fascino, che una qualsiasi novità può destare in un bambino.
Fu proprio in quell'occasione che, inconsapevolmente, cominciai ad interessarmi di questo popolo, di questa cultura. Dopo tanto tempo, avevo dimenticato l'episodio, ma davanti a quella scultura ricordai tutto.
Guardai ancora la statua: in basso, un basamento massiccio, sul quale campeggiava la scritta "Mitakuye Oyasin".
In lingua Lakota: è tutto correlato. Ogni evento ha una sua precisa spiegazione.
Era la chiosa finale, il commento definitivo.
Nel corso di quella precedente proiezione cinematografica, avevo potuto "vedere" le mie emozioni, ora mi sa di averne compreso il significato.
In effetti, chi pensasse di vedere un qualcosa di usuale, sarebbe costretto a cambiare immediatamente idea. Un elegante ingresso, presidiato da una zelante e graziosa ragazza indiana, immetteva in uno stanzone, dove facevano bella mostra diversi quadri.
Un altoparlante stava però avvertendo che, entro pochi minuti, si sarebbe tenuta nella sala cinematografica attigua, una proiezione di notevole interesse.
Qualcuno del nostro gruppo, che, lo scorso anno, vi aveva assistito, mi suggerì di non perderla.
Incuriosito, entrai nell'ampio salone, sistemandomi nelle file centrali più alte, in modo da poter usufruire di un'ampia panoramica.
Le luci si abbassarono e all'improvviso ci trovammo calati nella fantasia di un popolo. Accompagnate da un commento in pura lingua Lakota, si susseguivano sulla schermo le immagini di un bisonte, dal galoppo lento e potente, delle BlacK Hills, di mandrie di cavalli. All'improvviso un serpente dal movimento sinuoso, poi un gruppo di soldati.
Tutto questo con un sottofondo di musiche e canti tribali, mentre la figura di una ragazza dai lunghi capelli corvini, accennava misurati passi di danza, sfumando poi e dissolvendosi in una varietà di colori sempre più caldi.
La voce profonda del commentatore descriveva le varie scene: il tono era fermo ed uniforme.
Un falco e poi un'aquila disegnavano nel cielo ampie volute, sorvolando vette innevate e paurosi dirupi.
Poi ancora un gruppo di soldati e quindi il massacro di Wounded Knee: poveri corpi, bloccati dal gelo in pose scomposte e grottesche, buttati, senza alcuna pietà; in un'ampia fossa comune.
Infine la figura di un vecchio, stagliata sulla collina, mentre rivolgeva il proprio canto al cielo, invocando il Grande Spirito. Mi riesce difficile ricordare l'esatta sequenza di tutte le scene, ma tuttora conservo il ricordo di quei momenti.
Sembrava di essere entrati in un sogno magnifico, sublime, dal quale si era come ipnotizzati.
Non so dire quanto duri in effetti la proiezione, ma l'accendersi delle luci mi fece provare la sensazione di un fastidioso risveglio.
In quel film avevo rivisto, visualizzate, le sensazioni, che mi avevano accompagnato in quei giorni: erano tutte condensate in quei fotogrammi, in quella colonna musicale, in quel commento, che, pur articolando parole a noi sconosciute, risultava del tutto chiaro e comprensibile.
La nostra visita proseguì attraverso altre sale, ognuna riservata a precisi argomenti, che spaziavano dal campo geologico, naturalistico e faunistico a quello più tipicamente d'ambientazione.
In una serie di stanze si muovevano infatti figure perfettamente automatizzate, di grandezza naturale, che interpretavano alcuni dei momenti più tipici della vita di frontiera, riproponendo anche quei famosi scontri epici tra personaggi, oramai entrati nel mito.
Mi riferisco in particolare alla raffigurazione della sparatoria avvenuta all'O.K. Corral e a quella riguardante l'uccisione di Wild Bill Hickcook: entrambe le scene rappresentate con un realismo ed una attenzione ai particolari davvero notevole.
Quando uscii, nel mio cuore era però rimasto soltanto il ricordo di quella fantastica proiezione. Visto che il giorno successivo saremmo partiti, decidemmo di recarci al "Prairie Edge", negozio particolarmente fornito, per uno shopping conclusivo.
Avendo ormai completato la mia serie di acquisti, non mi sentivo particolarmente interessato: tra l'altro, nel precedente soggiorno a Rapid City, avevo avuto modo di visitare questo locale e ricordavo molto bene i prezzi, decisamente elevati.
Mi accodai comunque al gruppo ed in breve giunsi a destinazione. Avevamo percorso una strada diversa da quella che conoscevo ed infatti sbucammo su un crocevia a me sconosciuto: nel centro, la statua di un guerriero, col capo abbassato, le braccia aperte lungo i fianchi , le gambe leggermente divaricate.
E allora mi ricordai di quando, bambino, vidi per la prima volta la raffigurazione di un guerriero indiano. Era una domenica mattina e, con mio padre, stavo tornando a casa.
Passando davanti all'edicola dei giornali, guardai distrattamente le diverse riviste ed i settimanali posti in esposizione, soffermandomi in particolare sulle letture per ragazzi.
La mia attenzione fu però immediatamente attirata da un fascicolo, sulla cui copertina era disegnato un gruppo di cavalieri al galoppo, vestiti in modo inconsueto.
Chiesi a mio padre se poteva comprarmelo. Venni accontentato e cominciai a scorrere, incuriosito, le prime pagine. Rimasi come folgorato.
Davanti ai miei occhi era apparsa la figura di uno strano personaggio, dai capelli lunghi, sciolti sulla spalle, lo sguardo fiero, il portamento altero.
Intorno al capo un semplice fascia, sul torace una lunga collana, che scendeva quasi fino alla cintola. Giaccone e larghi pantaloni in pelle completavano quel singolare vestiario.
Fu come se una scossa elettrica mi avesse attraversato il corpo.
Non sapevo assolutamente alcunché di indiani, né feci alcun collegamento con le nozioni, acquisite a scuola, sulla scoperta dell'America: ero ancora nel periodo in cui, quanto veniva appreso dagli insegnanti, poteva solo servire a meritare un buon voto.
Provai una sensazione del tutto nuovo e inspiegabile: nulla da spartire comunque col fascino, che una qualsiasi novità può destare in un bambino.
Fu proprio in quell'occasione che, inconsapevolmente, cominciai ad interessarmi di questo popolo, di questa cultura. Dopo tanto tempo, avevo dimenticato l'episodio, ma davanti a quella scultura ricordai tutto.
Guardai ancora la statua: in basso, un basamento massiccio, sul quale campeggiava la scritta "Mitakuye Oyasin".
In lingua Lakota: è tutto correlato. Ogni evento ha una sua precisa spiegazione.
Era la chiosa finale, il commento definitivo.
Nel corso di quella precedente proiezione cinematografica, avevo potuto "vedere" le mie emozioni, ora mi sa di averne compreso il significato.
Sindicazione
14.01.11 @ 10:58:15
da Franco
Bellissima descrizione, vibrante e sensibile. Complimenti!
04.11.10 @ 12:50:13
da alessandra
Bellissimo e atmosferico...ehh sci
03.01.10 @ 21:07:46
da mario
Like.
07.10.09 @ 07:36:03
da Donna Talks
Giuseppe, come sono belli e commoventi i ...
23.10.08 @ 14:42:30
da Emilia