29 Apr 2009 - 16:45:33
Strettamente personale
Tirai un sospiro di sollevo. Avevo trascorso quest’ultimo periodo dell’anno in preda ai più neri presagi, sicuro di essermi ammalato in modo grave ed irreversibile.All’origine di tanto funesti pensieri, una sempre più intensa sofferenza e dolorabilità muscolare, crescente al punto da rendere problematici anche movimenti del tutto normali, ordinari. La diagnosi era invece in certo senso abbastanza tranquillizzante: si trattava di una forma reumatica, antipatica, fastidiosa, ma curabile, che, con adeguata terapia, sarebbe sicuramente scomparsa.Tornando a casa, decisamente sollevato, ripensai al mio più recente passato, nel corso del quale avevo assistito ad una massiccia involuzione della mia ordinaria attività’ lavorativa, caratterizzata dall’uso progressivo e costante di un sistema informatico sempre più’ impegnativo, raffinato, ma, nel contempo, decisamente frustrante: in sostanza il condizionamento al Computer era totale, senza possibili alternative. Sorrisi amaramente. Quale utilità avevano ormai gli studi della mia generazione e in particolare quelli “classici”? Secondo l’opinione più’ diffusa l’applicazione a tali materie avrebbe determinato una agilità mentale estremamente elevata, utile in ogni campo e settore. Per quale motivo allora i miei coetanei con un simile tipo di preparazione trovavano, salvo rarissime eccezioni, le mie stesse difficoltà, al punto, in alcuni casi, da abbandonare definitivamente? Sicuramente l’utilizzo di certi sistemi consente una maggiore velocità e speditezza nell’espletamento delle diverse operazioni, determinando anche un innegabile risparmio di spese e quindi un indiscutibile vantaggio economico.
Il prezzo da pagare è però la perdita o il ridimensionamento del fattore “uomo ” inteso come patrimonio di fantasia, preparazione culturale, iniziativa, libertà decisionale. Crolli psicologici, esaurimenti e malattie legate ad uno stato di continua insoddisfazione stanno ormai facendo “tendenza” diventando oggetto di dotte disquisizioni ed impegnate tavole rotonde. Ripensai a quanto avevo osservato, percepito, vissuto nei miei viaggi in America. Non è facile, come ho sottolineato in svariate occasioni, descrivere quello che effettivamente si prova visitando le Grandi Pianure dell’Ovest, attraversando le Riserve Indiane, incontrando personaggi appartenenti ad un genere di umanità sicuramente antica, superata eppure tuttora ben presente e attuale. Difficile altresì esprimere le sensazioni che si avvertono in un ambiente dove la natura manda i propri inconfondibili messaggi sulle ali del vento. Le nostre confortevoli condizioni di vita hanno certamente portato vantaggi: la vita media si è infatti allungata e tante gravissime malattie sono state debellate. Su questo non ci sono dubbi. Da dove trae origine allora quella costante insoddisfazione, quel nervosismo, quel malumore sempre più diffuso, in senso più ampio quel “male esistenziale” che tanto ci affligge? L’uomo moderno sembra voglia sopire le sue paure con una frenetica corsa al successo, al potere, alla ricchezza, ad una continua ricerca di ostentazione, salvo poi deprimersi nel momento in cui certi segnali minano la sua finta sicurezza. Allora avverte come albe e tramonti siano bellissimi, come la stessa luce del giorno sia un grosso regalo, come nel silenzio possa ritrovarsi, come l’allegra risata di un suo simile riesca a coinvolgerlo, a rasserenarlo.In sostanza scopre che la vita non deve essere mai soffocata per nessun motivo, ma, al contrario e quando è possibile, va gustata in ogni singolo momento, partecipando a quello spettacolo che gli è stato regalato, e che comunque è destinato a finire. Che possa in quel momento individuare nel tempo trascorso un gradevole compagno di viaggio.
Il prezzo da pagare è però la perdita o il ridimensionamento del fattore “uomo ” inteso come patrimonio di fantasia, preparazione culturale, iniziativa, libertà decisionale. Crolli psicologici, esaurimenti e malattie legate ad uno stato di continua insoddisfazione stanno ormai facendo “tendenza” diventando oggetto di dotte disquisizioni ed impegnate tavole rotonde. Ripensai a quanto avevo osservato, percepito, vissuto nei miei viaggi in America. Non è facile, come ho sottolineato in svariate occasioni, descrivere quello che effettivamente si prova visitando le Grandi Pianure dell’Ovest, attraversando le Riserve Indiane, incontrando personaggi appartenenti ad un genere di umanità sicuramente antica, superata eppure tuttora ben presente e attuale. Difficile altresì esprimere le sensazioni che si avvertono in un ambiente dove la natura manda i propri inconfondibili messaggi sulle ali del vento. Le nostre confortevoli condizioni di vita hanno certamente portato vantaggi: la vita media si è infatti allungata e tante gravissime malattie sono state debellate. Su questo non ci sono dubbi. Da dove trae origine allora quella costante insoddisfazione, quel nervosismo, quel malumore sempre più diffuso, in senso più ampio quel “male esistenziale” che tanto ci affligge? L’uomo moderno sembra voglia sopire le sue paure con una frenetica corsa al successo, al potere, alla ricchezza, ad una continua ricerca di ostentazione, salvo poi deprimersi nel momento in cui certi segnali minano la sua finta sicurezza. Allora avverte come albe e tramonti siano bellissimi, come la stessa luce del giorno sia un grosso regalo, come nel silenzio possa ritrovarsi, come l’allegra risata di un suo simile riesca a coinvolgerlo, a rasserenarlo.In sostanza scopre che la vita non deve essere mai soffocata per nessun motivo, ma, al contrario e quando è possibile, va gustata in ogni singolo momento, partecipando a quello spettacolo che gli è stato regalato, e che comunque è destinato a finire. Che possa in quel momento individuare nel tempo trascorso un gradevole compagno di viaggio.
Sindicazione
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