26 Giu 2008 - 20:32:32
SINTE GLESKA
Dopo una serata all'insegna della più sfrenata allegria, era giunto il momento di fare il punto della situazione, cercando di rapportare al presente questo mondo tenacemente abbarbicato al proprio passato e comunque proteso nel difficile tentativo di riappropriarsi della propria identità, adeguandola però ad un sistema di vita ormai inesorabilmente mutato.
L'indomani, mentre stavo guardando il complesso della Sinte Gleska University, mi stavo ponendo questi interrogativi.
In questi ultimi anni, avevo sentito parlare di questo Istituto, ma non mi era mai riuscito di individuarlo: ora finalmente anche questa lacuna era stata colmata.
Quando entrai nel grande cortile dell'Università, mi guardai intorno incuriosito, soffermandomi in particolare su un edificio, che per le sue caratteristiche era sicuramente destinato alla sede.
Entrati, ci trovammo in grande stanza, dove evidentemente si tenevano convegni e conferenze: dopo qualche istante, da una porta laterale uscì Victor, il fratello più anziano di Gilbert, il quale, come ci era stato anticipato, ricopriva il ruolo di Professore e Direttore del Centro.
Alle consuete presentazioni fece immediatamente seguito un discorso sulle caratteristiche dell'Istituto, su quelli che erano gli scopi di una simile iniziativa e sulle materie che vi si insegnavano.
Lo sforzo per iniziare e mantenere una simile struttura penso sia stato e continui ad essere notevole; questo non tanto, mi sembrava di capire, per carenza di fondi, visto che il governo centrale provvedeva in modo soddisfacente, ma piuttosto per la diffidenza della collettività residente nel South Dakota, poco propensa ad iniziative di questo tipo, sia da parte della componente bianca sia di quella indiana. Le motivazioni sono evidentemente diverse, ma il risultato (negativo) è lo stesso.
A parte queste remore, l'impressione è che vi sia una precisa volontà di recuperare la propria identità, avvalendosi proprio di riferimenti estranei alla cultura originaria, ma dai quali, allo stato non può prescindersi, risultando gli unici mezzi di comunicazione disponibili e di sicuro impatto.
Una tradizione orale che, per necessità, ricorre alla scrittura trasferendo in volumi e opere di narrativa e saggistica, il proprio messaggio, appare sicuramente rappresentativa di un mutato modo di proporsi, diventato ormai indispensabile, se ancora si intende salvare l'essenza di questa cultura.
Ho notato molti volumi di autori conosciuti anche in Italia: si tratta di opere di altissima qualità, ma quanti, tra gli stessi nativi, le hanno lette?
Purtroppo, come ho già sottolineato, l'impegno profuso da pochi non trova una rispondenza, un seguito da parte di coloro che maggiormente dovrebbero essere interessati.
Il nostro Relatore stava intanto illustrando gli aspetti più significativi della spiritualità Lakota, soffermandosi poi su alcuni personaggi tipici di questa cultura.
Richiami mitologici, che si sovrapponevano al quotidiano in un 'alternanza di chiaroscuri, ormai spariti nella nostra società consumistica.
Questa straordinaria ricchezza culturale è percepita dai giovani indiani? O viene magari considerata come limite, come il motivo principale della loro attuale emarginazione?
E' sicuramente facile per noi addentrarci in poetiche disquisizioni su un mondo così diverso dal nostro, ma riusciamo veramente a comprendere le difficoltà con le quali deve convivere chi appartiene a questa etnia?
Personalmente mi auguro che questo bagaglio culturale, di cui l'uomo moderno ha estremo bisogno, non vada disperso, non svanisca o non appassisca per mancanza di forze nuove e vitali. Sicuramente non sarà facile, ma pur con tutti i limiti e le incertezze tipiche dell'uomo come tale, a qualsiasi etnia esso appartenga, voglio fortemente sperare in un risveglio collettivo, in un rafforzamento dei movimenti indiani.
Per quel che mi riguarda, chiederò sempre di poter ascoltare quei canti lontani, quell'alterno rullare di tamburi, quelle preghiere rivolte al Grande Mistero, che lentamente si perdono nell'aria.
L'indomani, mentre stavo guardando il complesso della Sinte Gleska University, mi stavo ponendo questi interrogativi.
In questi ultimi anni, avevo sentito parlare di questo Istituto, ma non mi era mai riuscito di individuarlo: ora finalmente anche questa lacuna era stata colmata.
Quando entrai nel grande cortile dell'Università, mi guardai intorno incuriosito, soffermandomi in particolare su un edificio, che per le sue caratteristiche era sicuramente destinato alla sede.
Entrati, ci trovammo in grande stanza, dove evidentemente si tenevano convegni e conferenze: dopo qualche istante, da una porta laterale uscì Victor, il fratello più anziano di Gilbert, il quale, come ci era stato anticipato, ricopriva il ruolo di Professore e Direttore del Centro.
Alle consuete presentazioni fece immediatamente seguito un discorso sulle caratteristiche dell'Istituto, su quelli che erano gli scopi di una simile iniziativa e sulle materie che vi si insegnavano.
Lo sforzo per iniziare e mantenere una simile struttura penso sia stato e continui ad essere notevole; questo non tanto, mi sembrava di capire, per carenza di fondi, visto che il governo centrale provvedeva in modo soddisfacente, ma piuttosto per la diffidenza della collettività residente nel South Dakota, poco propensa ad iniziative di questo tipo, sia da parte della componente bianca sia di quella indiana. Le motivazioni sono evidentemente diverse, ma il risultato (negativo) è lo stesso.
A parte queste remore, l'impressione è che vi sia una precisa volontà di recuperare la propria identità, avvalendosi proprio di riferimenti estranei alla cultura originaria, ma dai quali, allo stato non può prescindersi, risultando gli unici mezzi di comunicazione disponibili e di sicuro impatto.
Una tradizione orale che, per necessità, ricorre alla scrittura trasferendo in volumi e opere di narrativa e saggistica, il proprio messaggio, appare sicuramente rappresentativa di un mutato modo di proporsi, diventato ormai indispensabile, se ancora si intende salvare l'essenza di questa cultura.
Ho notato molti volumi di autori conosciuti anche in Italia: si tratta di opere di altissima qualità, ma quanti, tra gli stessi nativi, le hanno lette?
Purtroppo, come ho già sottolineato, l'impegno profuso da pochi non trova una rispondenza, un seguito da parte di coloro che maggiormente dovrebbero essere interessati.
Il nostro Relatore stava intanto illustrando gli aspetti più significativi della spiritualità Lakota, soffermandosi poi su alcuni personaggi tipici di questa cultura.
Richiami mitologici, che si sovrapponevano al quotidiano in un 'alternanza di chiaroscuri, ormai spariti nella nostra società consumistica.
Questa straordinaria ricchezza culturale è percepita dai giovani indiani? O viene magari considerata come limite, come il motivo principale della loro attuale emarginazione?
E' sicuramente facile per noi addentrarci in poetiche disquisizioni su un mondo così diverso dal nostro, ma riusciamo veramente a comprendere le difficoltà con le quali deve convivere chi appartiene a questa etnia?
Personalmente mi auguro che questo bagaglio culturale, di cui l'uomo moderno ha estremo bisogno, non vada disperso, non svanisca o non appassisca per mancanza di forze nuove e vitali. Sicuramente non sarà facile, ma pur con tutti i limiti e le incertezze tipiche dell'uomo come tale, a qualsiasi etnia esso appartenga, voglio fortemente sperare in un risveglio collettivo, in un rafforzamento dei movimenti indiani.
Per quel che mi riguarda, chiederò sempre di poter ascoltare quei canti lontani, quell'alterno rullare di tamburi, quelle preghiere rivolte al Grande Mistero, che lentamente si perdono nell'aria.
Sindicazione
14.01.11 @ 10:58:15
da Franco
Bellissima descrizione, vibrante e sensibile. Complimenti!
04.11.10 @ 12:50:13
da alessandra
Bellissimo e atmosferico...ehh sci
03.01.10 @ 21:07:46
da mario
Like.
07.10.09 @ 07:36:03
da Donna Talks
Giuseppe, come sono belli e commoventi i ...
23.10.08 @ 14:42:30
da Emilia