31 Mag 2008 - 21:17:18
SIMON ORTIZ
Ricordo gli ultimi due versi d una poesia di Simon J.Ortiz: Fame a New York City (Parole nel Sangue- Ed Oscar Mondadori):
E il cemento di questa città,il vento appiccicoso,
le vetrine luccicanti, le stridule urla dell'automazione,
non possono, veramente non possono,
dare risposta a quella fame,
benchè io abbia sinceramente
ed onestamente desiderato
di ricevere da loro nutrimento.
Ho quindi cantato lentamente
a me stesso: mi nutro dell'umile presenza
di tutto quanto mi circonda,
mi nutro della tua anima, madre terra,
rendimi calmo ed umile.
Benedicimi.
Come doveva e deve tuttora apparire strano all' uomo bianco questo popolo, da sempre in simbiosi con la terra e con l'intero creato.
Particolare lo stesso rapporto con tutte le creature viventi, segnatamente con gli animali, veri punti di riferimento, specie alcune specie, nell'interpretazione di fatti, come tali, privi di valore, interpreti spesso di sogni e visioni; non a caso quasi tutti i nomi propri derivano da un animale e a questi si fa spesso riferimento nella denominazione di alcuni gruppi o sottogruppi o clan tribali.
Gli stessi insetti, pur nella loro fragilità, hanno una ben precisa collocazione e al loro apparire, in un certo contesto, si attribuiscono precisi significati, si ricavano insegnamenti, si attribuiscono messaggi, suggerimenti. In Mitakuye Oyasin di A.C. Ross (Ed. Amrita), l'autore, appartenente alla nazione Lakota e insegnante universitario a Denver, guarda una farfalla e descrive il suo apparire ed il suo significato con queste parole ".................. il terzo giorno una farfalla 'monarca' arancione si era posata proprio di fronte a me, muovendo dolcemente le ali.
Se ne era poi volata via ed era tornata di nuovo e questo per sette volte.
Dopo il settimo ritorno, si era posata ancora di fronte a me e aveva ripresi a muovere le ali avanti e indietro, con grande dolcezza. Avevo capito che si trattava di un messaggero.
D'un tratto mi ero reso conto che il nostro Popolo doveva accettare nuovamente i concetti tradizionali ................................... All'inizio avevo accantonato la comparsa della farfalla come qualcosa di irrilevante. ....................... Il significato della farfalla ........................... mi divenne chiaro quando improvvisamente mi ricordai di un'antica leggenda d/ lakota: molto, molto tempo fa il caos regnava in un campo in cui la gente era estremamente disunita, poi un giorno arrivò una farfalla e si posò sulla spalla di una donna: le sussurrò all'orecchio che cosa fare per aiutare la tribù e la donna cominciò riportare l'armonia fra i membri dell'accampamento."
Di elevato contenuto queste parole dettate dall'abitudine a filtrare tutte le diverse manifestazioni della natura attraverso una costante osservazione, così da poterne percepire anche le vibrazioni più nascoste, trarre, da fenomeni all'apparenza privi di importanza, messaggi, appartenenti più alla sfera extrasensoriale e metafisica, che non ad una rigida analisi razionale.
E' la voce della natura, il canto degli animali, il lamento del vento, il fruscio delle erbe, delle cime degli alberi, tutti messaggi percepibili solo da chi fa parte di questo insieme e trae da questo la propria energia vitale.
Riflessi di queste esigenze, di questa armonia sono percepibili anche nelle parole di un altro personaggio Lakota, Archie Fire (Lame Deer), quando ne Il dono del potere (Ed. Amrita) descrive la cerimonia della Sacra Pipa, spiegandone il significato. " La pipa è il cuore dell'indiano, il fornello di piperstone rossa è il suo sangue e la sua carne. Il cannello è la sua spina dorsale o il suo corpo e il fumo che sale da essa è il respiro di Wakan Tanka. La chanshasha, il nostro tabacco indiano, è anch'essa sacra".
Ancora più esplicativo il passaggio contenuto nel volume La Sacra Pipa (Ed. Rusconi) di J.E.Brown, il quale trascrisse le parole di Alce Nero, su questo specifico argomento, nella descrizione che il sacro uomo faceva in merito al dono della Sacra Pipa da parte di una giovane donna misteriosa, Donna di Bisonte Bianco, la quale "..insegnò a vivere al nostro popolo".
" Con questa sacra pipa camminerete sulla Terra, perchè la Terra è vostra Progenitrice e vostra Madre, ed Essa è sacra. Ogni passo mosso sopra di Lei dovrebbe essere come una preghiera. Il fornello di questa pipa è di pietra rossa: esso è la Terra. Inciso nella pietra e rivolto verso il centro c'è questo vitello di bisonte che rappresenta tutti i quadrupedi, che vivono su vostra Madre. Il cannello della Pipa è di legno e rappresenta tutto quello che cresce sulla terra. E queste dodici penne, che pendono qui dove il cannello si incastra nel fornello vengono da Wanbli Galeshka, l'Aquila Chiazzata, e rappresentano l'aquila e tutti gli esseri alati dell'aria. Tutti questi popoli e tutte le cose dell'universo si uniscono a voi che fumate la pipa, tutti mandano voci a Wakan Tanka, il Grande Spirito. Quando pregherete con questa pipa pregherete per e con ogni cosa.
Con questa pipa sarete legati a tutti i vostri parenti: al vostro Progenitore e Padre, alla vostra progenitrice e Madre.
Questo sasso rotondo che è della stessa pietra rossa del fornello della pipa, anch'esso vi è stato dato dal vostro Padre Wakan Tanka. Esso è la Terra, vostra progenitrice e Madre dove voi vivrete e vi moltiplicherete".
Quante volte il concetto del "sacro" ricorre in questa parole e come intensamente viene vissuta la cerimonia, momento di raccoglimento attraverso il quale l'uomo si mette in contatto col Grande Spirito, utilizzando uno strumento, che rappresenta appunto il Creato.
Proprio questa costante e prioritaria ricerca di spiritualità, faceva considerare la morte come un fatto del tutto naturale, un momento di passaggio. Cavallo Pazzo, andando in battaglia, era solito gridare"Una bella giornata per combattere ed una bella gionata per morire", Cavallo Coda Mozza dei Cheyenne, affrontando un missione che avrebbe potuto costargli la vita, osservò casualmente "Non ho paura. Ho già buttato via la mia vita".
I guerrieri Cheyenne anziani, stanchi della sofferenza e della noia della vecchiaia, facevano elaborati preparativi per finire la vita in battaglia. Tuttavia accettare la morte era anche una affermazione della vita, in quanto Cavallo Pazzo diceva pure che moriva volentieri perchè tutte le cose che gli erano care, -il sole, la terra, i bisonti - gli erano vicine; la sua disponibilità a morire era parte del suo modo di onorare lo spirito umano. Era il destino di tutta la gente. Così i guerrieri Sioux erano soliti osservare"Soltanto le rocce e le montagne sono eterne; gli uomini devono morire." (Miti e leggende degli Indiani d'America Ed. Oscar Mondadori).E' nel senso di questo tempo trascorso e nella consapevolezza di aver già ottenuto quanto potesse umanamente desiderarsi, la spiegazione di un simile atteggiamento, all'insegna di un consapevole ed equilibrato fatalismo, così tipico delle popolazioni indiane.
Il già vissuto, considerato come dono di cui l'individuo ha beneficiato e dal quale ha ricavato quella gioia e quel piacere che, a priori non gli erano dovuti: proprio per questo, sente il proprio animo colmo di riconoscenza e tanto gli è sufficiente, senza pretendere nulla di ulteriore.
La consapevolezza della precarietà della vita deve consentire all'uomo di apprezzare le passate esperienze, sia positive sia negative, in quanto parti di quella continua acquisizione di conoscenza, che viene elargita ai singoli, in base alle loro caratteristiche, come tante unità individuali di quel tutto di cui ogni creatura fa parte.
Ed è proprio in questo continuo rivolgersi, con consapevole umiltà, al Grande Mistero la spiegazione di quella serena accettazione del proprio destino, coscienti della propria congenita fragilità e quindi riconoscenti e grati per il tempo vissuto.
IL passaggio dalla vita alla morte avviene per il nativo americano in uno scenario che gli è abituale, che lo ha accompagnato nel corso dell'esistenza e che lo assiste nel momento supremo.
E' uno spegnersi, improvviso o graduale, per unirsi in modo profondo con quel mondo, che aveva visto nelle Visioni, che aveva percepito durante alcune cerimonie, la cui voce aveva ascoltato nella solitudine della prateria, sulla cima di un monte, che spesso gli aveva parlato per bocca del "medicine man".
Archie Fire, ne Il Dono del Potere, ricordava le parole di suo padre, quando commentava il significato della Sacra Pipa: ne riporto un breve passaggio "Ora io sono già vecchio, ma non sono mai riuscito a imparare tutto ciò che la Sacra Pipa insegna. Forse non siamo fatti per imparare i segreti ultimi.
So che quando fumavo la Pipa, lasciavo andare qualcosa di me, che voleva essere libero di vagare nell'universo, come parte del Cerchio senza Fine." A.C.Ross concludeva il suo libro Mitakuye Oyasin, riportando le ultime parole di un famoso Medicine Man, Dawson No Horses, prima di morire, davanti a un centinaio di persone, accorse al suo capezzale:Okiciyapo "Aiutatevi l'un l'altro".
E il cemento di questa città,il vento appiccicoso,
le vetrine luccicanti, le stridule urla dell'automazione,
non possono, veramente non possono,
dare risposta a quella fame,
benchè io abbia sinceramente
ed onestamente desiderato
di ricevere da loro nutrimento.
Ho quindi cantato lentamente
a me stesso: mi nutro dell'umile presenza
di tutto quanto mi circonda,
mi nutro della tua anima, madre terra,
rendimi calmo ed umile.
Benedicimi.
Come doveva e deve tuttora apparire strano all' uomo bianco questo popolo, da sempre in simbiosi con la terra e con l'intero creato.
Particolare lo stesso rapporto con tutte le creature viventi, segnatamente con gli animali, veri punti di riferimento, specie alcune specie, nell'interpretazione di fatti, come tali, privi di valore, interpreti spesso di sogni e visioni; non a caso quasi tutti i nomi propri derivano da un animale e a questi si fa spesso riferimento nella denominazione di alcuni gruppi o sottogruppi o clan tribali.
Gli stessi insetti, pur nella loro fragilità, hanno una ben precisa collocazione e al loro apparire, in un certo contesto, si attribuiscono precisi significati, si ricavano insegnamenti, si attribuiscono messaggi, suggerimenti. In Mitakuye Oyasin di A.C. Ross (Ed. Amrita), l'autore, appartenente alla nazione Lakota e insegnante universitario a Denver, guarda una farfalla e descrive il suo apparire ed il suo significato con queste parole ".................. il terzo giorno una farfalla 'monarca' arancione si era posata proprio di fronte a me, muovendo dolcemente le ali.
Se ne era poi volata via ed era tornata di nuovo e questo per sette volte.
Dopo il settimo ritorno, si era posata ancora di fronte a me e aveva ripresi a muovere le ali avanti e indietro, con grande dolcezza. Avevo capito che si trattava di un messaggero.
D'un tratto mi ero reso conto che il nostro Popolo doveva accettare nuovamente i concetti tradizionali ................................... All'inizio avevo accantonato la comparsa della farfalla come qualcosa di irrilevante. ....................... Il significato della farfalla ........................... mi divenne chiaro quando improvvisamente mi ricordai di un'antica leggenda d/ lakota: molto, molto tempo fa il caos regnava in un campo in cui la gente era estremamente disunita, poi un giorno arrivò una farfalla e si posò sulla spalla di una donna: le sussurrò all'orecchio che cosa fare per aiutare la tribù e la donna cominciò riportare l'armonia fra i membri dell'accampamento."
Di elevato contenuto queste parole dettate dall'abitudine a filtrare tutte le diverse manifestazioni della natura attraverso una costante osservazione, così da poterne percepire anche le vibrazioni più nascoste, trarre, da fenomeni all'apparenza privi di importanza, messaggi, appartenenti più alla sfera extrasensoriale e metafisica, che non ad una rigida analisi razionale.
E' la voce della natura, il canto degli animali, il lamento del vento, il fruscio delle erbe, delle cime degli alberi, tutti messaggi percepibili solo da chi fa parte di questo insieme e trae da questo la propria energia vitale.
Riflessi di queste esigenze, di questa armonia sono percepibili anche nelle parole di un altro personaggio Lakota, Archie Fire (Lame Deer), quando ne Il dono del potere (Ed. Amrita) descrive la cerimonia della Sacra Pipa, spiegandone il significato. " La pipa è il cuore dell'indiano, il fornello di piperstone rossa è il suo sangue e la sua carne. Il cannello è la sua spina dorsale o il suo corpo e il fumo che sale da essa è il respiro di Wakan Tanka. La chanshasha, il nostro tabacco indiano, è anch'essa sacra".
Ancora più esplicativo il passaggio contenuto nel volume La Sacra Pipa (Ed. Rusconi) di J.E.Brown, il quale trascrisse le parole di Alce Nero, su questo specifico argomento, nella descrizione che il sacro uomo faceva in merito al dono della Sacra Pipa da parte di una giovane donna misteriosa, Donna di Bisonte Bianco, la quale "..insegnò a vivere al nostro popolo".
" Con questa sacra pipa camminerete sulla Terra, perchè la Terra è vostra Progenitrice e vostra Madre, ed Essa è sacra. Ogni passo mosso sopra di Lei dovrebbe essere come una preghiera. Il fornello di questa pipa è di pietra rossa: esso è la Terra. Inciso nella pietra e rivolto verso il centro c'è questo vitello di bisonte che rappresenta tutti i quadrupedi, che vivono su vostra Madre. Il cannello della Pipa è di legno e rappresenta tutto quello che cresce sulla terra. E queste dodici penne, che pendono qui dove il cannello si incastra nel fornello vengono da Wanbli Galeshka, l'Aquila Chiazzata, e rappresentano l'aquila e tutti gli esseri alati dell'aria. Tutti questi popoli e tutte le cose dell'universo si uniscono a voi che fumate la pipa, tutti mandano voci a Wakan Tanka, il Grande Spirito. Quando pregherete con questa pipa pregherete per e con ogni cosa.
Con questa pipa sarete legati a tutti i vostri parenti: al vostro Progenitore e Padre, alla vostra progenitrice e Madre.
Questo sasso rotondo che è della stessa pietra rossa del fornello della pipa, anch'esso vi è stato dato dal vostro Padre Wakan Tanka. Esso è la Terra, vostra progenitrice e Madre dove voi vivrete e vi moltiplicherete".
Quante volte il concetto del "sacro" ricorre in questa parole e come intensamente viene vissuta la cerimonia, momento di raccoglimento attraverso il quale l'uomo si mette in contatto col Grande Spirito, utilizzando uno strumento, che rappresenta appunto il Creato.
Proprio questa costante e prioritaria ricerca di spiritualità, faceva considerare la morte come un fatto del tutto naturale, un momento di passaggio. Cavallo Pazzo, andando in battaglia, era solito gridare"Una bella giornata per combattere ed una bella gionata per morire", Cavallo Coda Mozza dei Cheyenne, affrontando un missione che avrebbe potuto costargli la vita, osservò casualmente "Non ho paura. Ho già buttato via la mia vita".
I guerrieri Cheyenne anziani, stanchi della sofferenza e della noia della vecchiaia, facevano elaborati preparativi per finire la vita in battaglia. Tuttavia accettare la morte era anche una affermazione della vita, in quanto Cavallo Pazzo diceva pure che moriva volentieri perchè tutte le cose che gli erano care, -il sole, la terra, i bisonti - gli erano vicine; la sua disponibilità a morire era parte del suo modo di onorare lo spirito umano. Era il destino di tutta la gente. Così i guerrieri Sioux erano soliti osservare"Soltanto le rocce e le montagne sono eterne; gli uomini devono morire." (Miti e leggende degli Indiani d'America Ed. Oscar Mondadori).E' nel senso di questo tempo trascorso e nella consapevolezza di aver già ottenuto quanto potesse umanamente desiderarsi, la spiegazione di un simile atteggiamento, all'insegna di un consapevole ed equilibrato fatalismo, così tipico delle popolazioni indiane.
Il già vissuto, considerato come dono di cui l'individuo ha beneficiato e dal quale ha ricavato quella gioia e quel piacere che, a priori non gli erano dovuti: proprio per questo, sente il proprio animo colmo di riconoscenza e tanto gli è sufficiente, senza pretendere nulla di ulteriore.
La consapevolezza della precarietà della vita deve consentire all'uomo di apprezzare le passate esperienze, sia positive sia negative, in quanto parti di quella continua acquisizione di conoscenza, che viene elargita ai singoli, in base alle loro caratteristiche, come tante unità individuali di quel tutto di cui ogni creatura fa parte.
Ed è proprio in questo continuo rivolgersi, con consapevole umiltà, al Grande Mistero la spiegazione di quella serena accettazione del proprio destino, coscienti della propria congenita fragilità e quindi riconoscenti e grati per il tempo vissuto.
IL passaggio dalla vita alla morte avviene per il nativo americano in uno scenario che gli è abituale, che lo ha accompagnato nel corso dell'esistenza e che lo assiste nel momento supremo.
E' uno spegnersi, improvviso o graduale, per unirsi in modo profondo con quel mondo, che aveva visto nelle Visioni, che aveva percepito durante alcune cerimonie, la cui voce aveva ascoltato nella solitudine della prateria, sulla cima di un monte, che spesso gli aveva parlato per bocca del "medicine man".
Archie Fire, ne Il Dono del Potere, ricordava le parole di suo padre, quando commentava il significato della Sacra Pipa: ne riporto un breve passaggio "Ora io sono già vecchio, ma non sono mai riuscito a imparare tutto ciò che la Sacra Pipa insegna. Forse non siamo fatti per imparare i segreti ultimi.
So che quando fumavo la Pipa, lasciavo andare qualcosa di me, che voleva essere libero di vagare nell'universo, come parte del Cerchio senza Fine." A.C.Ross concludeva il suo libro Mitakuye Oyasin, riportando le ultime parole di un famoso Medicine Man, Dawson No Horses, prima di morire, davanti a un centinaio di persone, accorse al suo capezzale:Okiciyapo "Aiutatevi l'un l'altro".
Sindicazione
14.01.11 @ 10:58:15
da Franco
Bellissima descrizione, vibrante e sensibile. Complimenti!
04.11.10 @ 12:50:13
da alessandra
Bellissimo e atmosferico...ehh sci
03.01.10 @ 21:07:46
da mario
Like.
07.10.09 @ 07:36:03
da Donna Talks
Giuseppe, come sono belli e commoventi i ...
23.10.08 @ 14:42:30
da Emilia