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29 Mag 2008 - 16:20:28
SAURINA
 Entrai nel tondino, portandomi lentamente al centro.Dopo essermi assicurato di aver chiuso il cancelletto d’ingresso, mi voltai verso la cavalla , ferma in vigile attesa al margine della staccionata.La sua testa si girò verso di me, quindi riprese la posizione iniziale. Una leggera vibrazione del liscio mantello, all’altezza del collo, lasciava intendere un certo nervosismo ed una controllata curiosità sul reale scopo di quella improvvisa intrusione. Poi, quasi con rassegnazione, si portò verso di me, abbassando docilmente l’ampia fronte, pronta a ricevere la severa costrizione del morso e la testiera.Davanti a un simile atteggiamento e a tanta arrendevolezza, provai un senso di disagio, che si acuì quando un profondo sospiro uscì dal suo petto, come se volesse assaporare quei pochi momenti di libertà ancora a disposizione.La accarezzai e, sempre con la massima attenzione e leggerezza, scesi con la mano fino al garrese: sentii che si stava rilassando. Le girai le spalle portandomi verso la recinzione e mi fermai.Dietro di me, avvertii un ovattato rumore di zoccoli, appena soffocato dalla sabbia.Mi voltai: la cavallina si stava avvicinando.Per generale opinione, non era esattamente rispondente agli usuali canoni di bellezza  né possedeva  particolari doti come saltatrice. Denunciava poi ben precisi limiti nel momento in cui doveva, al galoppo, effettuare una variazione a destra né evidenziava particolari doti durante il consueto lavoro in piano. La guardai e sorrisi.Francamente queste sue “ipotetiche” carenze non mi interessavano.In effetti durante le prime fasi di riscaldamento avvertivo una certa rigidità nei movimenti, che gradualmente si attenuava con l’aumentare dell’andatura, fino a sparire completamente. Il passaggio al galoppo avveniva poi in modo del tutto naturale, pur con i ben noti limiti cui facevo prima cenno.Questo però mi bastava.Sempre con la massima cautela e in silenzio, cominciai a passeggiare lungo il cerchio interno della recinzione, volgendo lievemente il capo. La cavalla, come rispondendo a questo muto invito, mi raggiunse, appoggiando la sua testa sulla mia spalla. Ripresi allora l’esercizio, alternandolo con improvvisi cambi di direzione, che vennero eseguiti con assoluta tranquillità e in piena scioltezza.Mi fermai e la accarezzai. Percepii salire il suo livello di attenzione, probabilmente convinta che, a questo punto, l’ avrei “chiusa” con gli abituali finimenti. La calmai parlandole sommessamente: avvertì il mio messaggio e comprese.Mi sedetti ai margini del cerchio e guardai all’esterno.Il traffico in autostrada si stava intensificando, creando improvvisi ed estemporanei intasamenti, con l’inevitabile accompagnamento di frenate, stridore di gomme  sull’asfalto e di clacson. Tra poco mi sarei immesso in quel fiume impazzito  e la cosa non era esattamente di  mio gradimento.Un leggero contatto sulla spalla  mi fece trasalire, distogliendomi dai miei pensieri.Girandomi incrociai lo sguardo tranquillo della cavallina: percepii la sua pacatezza e, per un momento, intravidi nei suoi occhi un lampo di serena riconoscenza. Mi stava ora trasmettendo il suo messaggio.Scendeva la sera: aprii il cancello e la guidai verso il box.Sistemai la coperta su dorso ed uscii. Non potei però trattenermi del volgere ancora lo sguardo verso di lei.Per un momento condividemmo le stesse emozioni o almeno così mi parve, ma in  quel preciso momento mi resi conto di essere, sia pure fuggevolmente, entrato in una dimensione alla quale anche in seguito non avrei più potuto sicuramente rinunciare.    Milano  21 Febbraio 2008 

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Categorie: Racconti

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