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27 Giu 2008 - 21:43:57
SAND CREEK
Un sentito ringraziamento al Coordinatore di questa manifestazione e un particolare saluto a una famiglia: ciao Cecilia.

Una vigorosa stretta di mano e un cordiale sorriso furono il biglietto di presentazione, con cui mi accolse Lance Henson, poeta, narratore, tradizionalista, appartenente all’etnia Cheyenne, personaggio di spicco e di elevatissimo spessore nell’universo dei Nativi Americani, riconosciuto tra i maggiori esponenti della cultura contemporanea statunitense.
Ci trovavamo a Morsasco, nell’entroterra piemontese, in prossimità di Acqui Terme, dove, per iniziativa di due Associazioni Culturali finalizzate alla divulgazione della cultura nativo-americana, si sarebbe tenuta la celebrazione della Madre Terra.
Guardavo questo personaggio, gentile e schivo nella sua semplicità, e ripensavo alla grande tragedia, una tra le tante, che, alla fine del secolo scorso, aveva colpito il suo popolo.
Sand Creek è un nome al quale è legata una tra le più efferate stragi di cui l’essere umano si sia mai macchiato.
Purtroppo la storia è infarcita di simili episodi, verificatisi in ogni continente, in diversi periodi e sotto diverse latitudini, ma allora per quale motivo continuo a esserne così profondamente colpito?
Potrei trovare tante riposte a questo interrogativo o magari nessuna, ma la cosa non penso rivesta alcuna importanza. Resta invece il fatto che il Nativo Americano rappresenta ai miei occhi l’immagine di quella libertà fiera, dignitosa e selvaggia, che fa percepire la vera essenza della vita, in sintonia col fluire stesso dell’esistenza.
Guardai il mio interlocutore e ripensai alle sue parole, ai racconti della giornata precedente, all’intento di condividere con la nostra cultura temi propri di una mitologia legata alla natura in tutte le sue manifestazioni, dalle piante, agli animali, alle montagne.
Significativo il racconto allegorico sulla Grande Tartaruga che parla al bambino, ricordando le attenzioni che l’uomo deve prestare per salvaguardare la Terra, Madre di ogni essere.
Narrazioni e simbologie proprie di un popolo abituato ad osservare ogni manifestazione dell’esistenza, dalla più piccola e inerme alla più maestosa e forte, non dimenticando la portata dei fenomeni atmosferici, violenti ma anche necessari e salvifici.
All’improvviso avvertii un senso di vuoto: inconsciamente stava “vedendo” tutte le scene di quel massacro, mi sembrava di percepire il crepitio degli spari, il boato del cannone, le urla delle donne, dei bambini, il lamento dei feriti e di quanti, ancora in vita, …….. Mi costrinsi ad allontanare il ricordo di certe descrizioni.
Mi guardai intorno: il bosco delimitante l’ampia area, sede della manifestazione, stava per essere avvolto dalle prime ombre serali, mentre il caldo, durante il giorno e in alcuni momenti, soffocante, stava lasciando spazio ad una gradevole brezza.
Mi accomiatai da Lance Henson: qualche considerazione sull’inevitabile trascorrere del tempo e sulla nostra rispettiva età. A proposito, ci separa solo un anno, ma a suo vantaggio.
Un caldo saluto pose fine alle intuibili battute ironiche sui vantaggi e sugli svantaggi della “anzianità”.
Il ritmico battito del tamburo stava intanto segnalando l’inizio di una nuova cerimonia, a rappresentare, secondo la tradizione di questi popoli, il palpitare stesso del nostro cuore.
“ …tirai una freccia in cielo per farlo respirare, tirai una freccia al vento per farlo sanguinare……ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek…” ( Fabrizio De Andrè).


Milano, 27 giugno 2008


danovaro giuseppe · 480 visite · 2 commenti
Categorie: Racconti

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Commenti

Commento di: Davide [ Visitatore ]
Zio Pippo bel racconto ;) continua così!!
   28.06.08 @ 15:04:23

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