29 Mag 2008 - 16:18:12
SAGUARI
Una fila di alti “saguari” stava delimitando il nostro cammino, come un geometrico disegno impresso su quel tratto di arido deserto.Il calore che avvolgeva tutto l’ambiente si percepiva in tutta la sua intensità, solo a tratti interrotto da brevi folate di aria tiepida.All’interno del nostro moderno veicolo, piacevolmente avvolti dalla gradevole frescura del condizionatore, potevamo ammirare il paesaggio circostante di così rara bellezza, ma di altrettanto sicura inospitalità.Un’accogliente area di servizio si presentò all’improvviso ai margini della carreggiata, invitandoci ad un breve sosta.La prima impressione, appena usciti all’esterno fu quella di essere finiti in una trasparente bolla d’aria, caldissima, asciutta, secca al punto da impedire la benché minima traspirazione.Nessun senso di spossatezza, ma piuttosto una gradevole emozione diffusa in tutto il gruppo: un vicino sentiero, che sinuosamente si sviluppava lungo i bassi contrafforti di questo angolo sperduto, sembrava invitarci ad fantastica esplorazione.“ Attenzione, questo è un terreno dove si trovano spesso tarantole, ma più frequentemente serpenti a sonagli”. Questo laconico avvertimento della nostra guida ci bloccò. Fu però solo un momento: la curiosità e quel certo spirito di avventura che questi paesaggi inevitabilmente suggeriscono, fugarono rapidamente ogni nostro timore e perplessità.Come in altre occasioni, mi staccai dal gruppo e, cercando di prestare la massima attenzione, mi allontanai lungo il sentiero..Francamente non so come avrei reagito se avessi incontrato un crotalo, ma spesso l’entusiasmo e un buona dose di incoscienza riescono a soffocare ogni remora psicologica.Il terreno presentava, in alcuni tratti, buche abbastanza profonde, tane naturali per diverse specie di piccoli animali, in particolare rettili o roditori.Alzando lo sguardo, mi trovai a “toccare” l’azzurro di un cielo omogeneo ed uniforme del tutto privo di una qualsiasi anche piccola nuvola..Lontani punti roteanti sotto questa incredibile cupola segnalavano la presenza dei predatori, falchi o aquile, in costante esplorazione alla ricerca della vittima predestinata.Il silenzio era pressochè totale ed assoluto, solo intervallato dal ronzio dei tanti insetti, che probabilmente attirati dalla nostra presenza, non mancavano di posarsi su braccia e gambe, suscitando spesso una poco piacevole sensazione di prurito.Giunto sulla sommità di questo avallamento, mi guardai intorno: la natura, pur nella sua indiscutibile severità, si mostrava in tutta la sua variopinta bellezza, alternando tutte le possibili gradazioni del rosso e del marrone, con qualche estemporanea macchia di verde riarso.Il fascino del deserto mi stava lentamente pervadendo, trasmettendomi silenziosi inviti ed abbagliandomi con improvvisi giochi di luce.Il richiamo della guida mi distolse da questi momenti di piacevole smarrimento: lentamente cominciai tornare sui miei passi per ricongiungermi al gruppo.Giunto alla piazzola, avvertii un grido, poi un vociare concitato.Mi voltai e vidi il nostro autista che brandiva un grosso ramo, alla sommità del quale si stava agitando un grosso serpente.Istintivamente guardai la nostra guida, ma il suo viso atteggiato ad autentico terrore, mi fece sussultare ulteriormente.Quell’uomo, forse per una discutibile ed inutile dimostrazione di coraggio, stava mettendo a repentaglio la propria vita rischiando di trasformare quei momenti di piacevole emozione, in una esperienza dai risvolti imprevedibili e drammatici.Tanta sicurezza poteva solo giustificarsi con la consapevolezza di poter sopprimere, al momento opportuno, quel rettile.Purtroppo in alcuni territori dell’Ovest americano queste dimostrazioni, come ricordai, sono abbastanza frequenti.“ Perché non lo lascia in pace e non lo libera. Non vorrà ucciderlo? A quale scopo e per quale motivo?”. Queste parole mi uscirono improvvise e spontanee, mentre guardavo il serpente avvolgersi intorno al ramo, come se cercasse di liberarsi.La guida mi guardò, poi si abbandonò ad una sonora risata. Prese il rettile, se lo attorcigliò intorno al collo, mimando una morsicatura letale. Terminata questa esibizione, si avvicinò e mi fece toccare quel serpente, tanto finto da sembrare vero.“Come puoi constatare si tratta di uno scherzo, che riserviamo ai turisti in questa zona. Strano pero che tu ti sia preoccupato dell’incolumità del serpente. Lo sai che è mortale?”. “ Lo so”, riposi ancora turbato e frastornato. Un rapido sguardo, poi mi lasciò per dirigersi verso il Pulman.Ignoro cosa abbia pensato sul mio conto: ero comunque ben consapevole di aver fatto la figura dell’ingenuo credulone, ma a parte ciò, mi sentivo pienamente convinto delle mie parole.Se in questo ambiente si trovano tarantole e serpenti non eravamo forse noi gli intrusi? Per quale motivo stuzzicarli e poi magari ucciderli? La vita e la morte si alternano in queste lande deserte assecondando i ritmi i tempi dettati da Madre natura, in un equilibrio armonico, spesso con momenti anche violenti, ma mai gratuiti.L’aquila non uccide il serpente per il proprio divertimento e il serpente non entra nella tana del topo per puro spirito agonistico o competitivo.Questa è terra di tarantole e serpenti: questa frase continuava a ronzarmi nella mente.A quali terribili raffigurazioni siamo stati abituati fin da bambini, quando ci parlavano di ragni velenosi, di rettile dal morso micidiale. Col passare degli anni me ne sono spesso domandato il motivo. Tante altre culture hanno invece raffigurato questi animali in maniere ben diverse, spesso addirittura esaltandoli. E allora?Personalmente guardo la natura , in tutte le sue manifestazioni, come ad un sorta di fantastica meraviglia, spesso anche contraddittoria, ma sempre chiara ed esplicita nella esposizione delle sue regole.Mentre ammiravo la bellezza di questo paesaggio tanto severo, non potevo esimermi dal pensare che in quel preciso momento vita e morte, luci ed ombre stavano recitando ognuno la propria parte.Salii sul Pulman: ero ora al sicuro mentre stavamo imboccando la strada che ci avrebbe condotto in un confortevole albergo.Ma questa nostre comodità quanto avevano tolto ad altre creature, della cui esistenza nessuno evidentemente si era mai preoccupato.Stava ormai scendendo rapidamente la sera, mentre le prime luci della vicina città si stavano accendendo ai margini della strada.Guardai distrattamente all’esterno. Abbandonata a terra sul prato vicino, intravidi una sagoma scura.Il Pulman rallentò: uno splendido esemplare di cervo giaceva sul terreno, evidentemente urtato da qualche veicolo di grosse dimensioni.Un’ondata di rabbia e di disgusto mi chiuse la gola.La sera, in albergo, mi affacciai alla finestra della mia camera: in qualche punto lontano dove il bosco interrompe la profondità della pianura, il bramito di un cervo si stava alzando nella notte, triste canto per un ennesimo tributo di sangue inutilmente versato. Milano 6 Giugno 2007
Sindicazione
14.01.11 @ 10:58:15
da Franco
Bellissima descrizione, vibrante e sensibile. Complimenti!
04.11.10 @ 12:50:13
da alessandra
Bellissimo e atmosferico...ehh sci
03.01.10 @ 21:07:46
da mario
Like.
07.10.09 @ 07:36:03
da Donna Talks
Giuseppe, come sono belli e commoventi i ...
23.10.08 @ 14:42:30
da Emilia