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10 Nov 2009 - 22:08:26
Reveries
Passai la mano sul dorso del cavallo, ricevendone un sensazione di piacevole complicità.Ne guardai la testa superba, quasi altezzosa, accarezzando il collo e sistemando la criniera: strinsi il sottopancia e allungai la staffe. Dovevo trovare una posizione in perfetta sintonia e quanto più possibile aderente alla groppa.Controllai ancora una volta i finimenti e montai in arcione: una leggera pressione delle gambe e quindi il passo elegante e lineare.La giornata era davvero splendida, fresca, l’aria asciutta, appena riscaldata dal sole che, alto nel cielo, mandava i propri messaggi sotto forma di tiepidi dardi.Lo sterrato piano, uniforme, elastico sembrava invitare ad una piacevole escursione: lieve pressione ed il passaggio al trotto. Come mi ero riproposto cercai di “affondare” quanto più possibile nell’incavo della sella, arretrando un poco la schiena, per evitare di sobbalzare e infastidire oltre misura la mia cavalcatura.Proseguii in piena armonia fino al margine estremo del sentiero e poi entrai nell’ampio campo erboso. La pianura appariva maestosa, solo interrotta dall’alternarsi di morbide dune, distese in uno spazio infinito.La testa delle mia cavalcatura cominciò a tendersi in avanti, come se attendesse un mio comando: una leggera carezza la riportò alla calma.La radura era davvero invitante: ancora una pressione delle gambe, le redini un poco allentate e infine il comando vocale, molto simile al “bacio”: immediato il passaggio al galoppo, le zampe posteriori in spinta costante e uniforme, le anteriori ritmicamente alternate.Mi sistemai meglio, cercando di mantenermi eretto, col peso del corpo distribuito in modo uniforme.Il cavallo sembrò capire e provò ad allungare: lo assecondai portandomi leggermente in avanti.Come sempre, ebbi la sensazione di entrare in un’altra dimensione, fatta di emozioni, colori, leggerezza, dove spazio e tempo perdono la loro abituale connotazione per confondersi in un unico movimento omogeneo, ordinato, coinvolgente. Il prato sotto di noi sembrava venisse letteralmente divorato, annullato sotto la spinta possente della mia cavalcatura, la quale da quella corsa sembrava prendere sempre un rinnovato vigore.Proseguimmo entrambi in questo stato di ebbrezza, di sogno, poi cautamente rallentai l’andatura: non volevo esagerare né tantomeno sfiancare questo mio generoso amico. Trotto e quindi passo: la sua respirazione stava ora riprendendo la propria ordinaria cadenza.Allentai le redini e il muso del cavallo scese a terra nell’erba fresca, invitante. Mi abbandonai sul suo collo, accarezzandolo in un silenzioso messaggio di ringraziamento.Rimasi in quella posizione per pochi istanti, poi levai i piedi dalle staffe e scesi.Allentato il sottopancia, legai la redine destra al pomo della sella,  impugnai quella di sinistra,  portandola in avanti, riannodandola a poca distanza dal morso e passando sul davanti, poi tirai leggermente: il cavallo mi seguì docilmente.Arrivato al box lo liberai della sella e dei finimenti, quindi una energica spazzolata e l’inevitabile pulizia degli zoccoli: la coperta stesa sul dorso completò le operazioni.Gesti semplici, pacati, tranquilli nel silenzio della campagna circostante, mentre il profumo intenso del fieno, della biada e un piacevole tepore cominciavano a filtrare, a espandersi nell’aria: lontana, dimenticata quella sgradevole sensazione di frenesia appartenente a un mio recente passato.Il rumore del mangime sgranocchiato nella mangiatoia mi distolse da queste mie sensazioni.Seduto su un sgabello, mi levai gli stivali e i chaps: fango , erba  e….altro vi facevano bella mostra. Una spazzolata e la spugna appena inumidita avrebbero sistemato il tutto.Mi levai lo Stetson: piccole gocce di sudore cominciarono a scendere sul mio viso.Una rapida sistemata, dopo di che guadagnai l’uscita. Dovevo tornare nella normalità, rendermi presentabile: questa era la regola, alla quale non potevo sottrarmi.Nella notte avrei però rivisto tutti i fotogrammi di quella fantastica galoppata e nessuno mi avrebbe impedito di riviverla nei miei sogni. 

danovaro giuseppe · 1330 visite · 0 commenti
Categorie: Racconti

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