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10 Giu 2008 - 20:25:41
RANDAGIO
Inutile, anzi un intruso! Ormai soltanto questo si sentiva Claudio, nella quotidiana realtà lavorativa.Tutto sommato la cosa lo lasciava indifferente Da tempo era stato accantonato, escluso da quello che, in gergo, si definisce "il giro importante".Inizialmente non ne aveva capito le ragioni, ma poi, col tempo, si era reso conto di non essere mai stato in sintonia con i parametri usualmente vigenti in azienda: questo doveva, in tutta sincerità, riconoscerlo.Fino al momento in cui era rimasta viva la fiamma della curiosità, dello stimolo ad acquisire nuove conoscenze, dello studio, ogni problema, ogni questione era stata superata con la massima disinvoltura: purtroppo questo era solo un lato della medaglia, quello piacevole, che avrebbe dovuto preparare a vivere l'altro aspetto della realtà, quello più chiuso, rigido, concreto, in sostanza più conforme al supremo interesse del sistema.Ed ecco inevitabile la completa pianificazione di ogni risorsa, come tale destinata esclusivamente al raggiungimento di quello scopo istituzionale, deciso in alto loco e al cui perseguimento era legittimo sacrificare ogni singola autonomia.Fermo restando comunque il principio della "ragion di Stato", era peraltro indubbio che certe sue caratteristiche erano state apprezzate e utilizzate per un notevole periodo di tempo, quando probabilmente certi assetti ed equilibri dovevano essere ancora decisi: una volta però assemblato ed attivato l'ingranaggio, erano diventate superflue certe propensioni, difficilmente assoggettabili a schemi precostituiti e, come tali, suscettibili di creare pericolosi scompensi.Tutto questo era spiegabile.Inaccettabile invece la asettica e cruda determinazione, con cui era stata posta in essere la sua emarginazione.Ogni condotta umana risponde a ben precise motivazioni, ma comunque non sfugge ad una valutazione morale, che anzitutto è propria del singolo individuo.Ciascuno di noi sa esattamente giudicare le proprie azioni: questo magari non ci ferma, ma altresì non ci esime dalla nostra stessa, più o meno cosciente, riprovazione.Come possa l'individuo far tacere il proprio   io, magari con machiavelliche ed astruse elucabrazioni, resta un mistero.Non si pretende di rispondere a quesiti universali, che da sempre angustiano l'umanità, ma solo di interrogarsi sulla effettiva valenza di un qualsiasi microcosmo formato da individui appartenenti, per il quasi intero arco della giornata, ad una stessa realtà.Dando per scontato il supremo interesse dell'istituzione, dovrà pur rimanere un minimo di rispetto a livello individuale, dettato non da debolezza, ma dalla necessità di confrontarci, nel prossimo, con noi stessi.Probabile che tutto questo risulti una astratta costruzione, alla quale si ricorre in caso di sconfitta, ma se anche così fosse, quale rigido principio di umana convivenza avrebbe disatteso?Nessuno,credo. Anzi, se così non fosse, regnerebbe incontrastata la legge del branco.L'escluso viene allontanato, o soppresso, per non essere di peso al gruppo. Sarebbe questa la connotazione specifica della nostra società, cosi ricca di tecnologia, di comodità, di informazioni, anche se rabberciate, di ostentato benessere?La risposta era, a questo punto, evidente.Claudio girò il capo verso la finestra, guardando il cielo grigio: sembrava lo specchio del suo umore.Abbassò quindi lo sguardo verso la strada, in quel momento stranamente deserta. Un gosso cane scuro era fermo sul ciglio, in posizione guardinga, come se stesse aspettando qualcosa.Claudio lo aveva già visto altre volte, ma non gli aveva prestato molta attenzione. Aveva poi casualmente saputo che si trattava di un animale abbandonato, il quale per lungo tempo si era aggirato nella zona, evidentemente alla ricerca di quella persona, di quel suo mondo, che tanto crudelmente lo aveva tradito.Sparito, era poi ricomparso con i segni inequivocabili dell'animale randagio. Contro ogni aspettativa era riuscito a resistere all'inverno: quando giunse la primavera, aveva trovato una sistemazione in un'area ben delimitata e circoscritta, che quotidianamente percorreva come a segnare il proprio territorio.Del tutto autonomo e libero, si era sempre sottratto a quanti, anche con buone intenzioni, cercavano di avvicinarlo.Una vettura in quel momento passò rombando, per poi perdersi lungo il rettilineo.Il cane, a questo punto, attraversò la carreggiata, dirigendosi verso una macchia di alberi: la raggiunse e, fermatosi, si voltò. I suoi occhi espressivi incrociarono quelli dell'uomo alla finestra: poi, ripresa la corsa, sparì nel piccolo bosco.Claudio tornò a sedersi. Non dimenticò più quello sguardo.   Milano 9 Dicembre 1998

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Categorie: Racconti

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