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29 Mag 2008 - 19:48:15
Month Graham
Circa quattro anni fa, era stata portata al vaglio dell’attenzione pubblica la vicenda del Monte Graham: ne parlarono i mass media e per un certo periodo di tempo le cronache si occuparono dell’argomento.Poi lentamente, come ogni notizia anche immediata e innovativa, che però rimane priva di un qualsiasi seguito, finì lentamente nell’oblio, salvo essere ancora riproposto, ma  a livello episodico e superficiale.Tralasciamo ora l’aspetto giornalistico e di risonanza immediata, per esaminare quello più squisitamente culturale ed etnico.Come è noto, molto comunità tribali attribuiscono a certi posti e località la caratteristica di “ sacri” .I motivi possono essere i più svariati e vanno ricercati nella storia e nelle vicende di queste popolazioni: quello che piuttosto deve essere chiaro  e di tutta evidenza  è che la “sacralità” di un posto, a prescindere dalle motivazioni che ne hanno determinato tale attribuzione, rappresenta per queste etnie un qualcosa da rispettare come proprio patrimonio.Niente  a che vedere col concetto di proprietà, ma solo una sorta di identificazione col posto, del quale si ritengono solo custodi.Il costruire con un atto coercitivo uno o più telescopi non viola il principio di proprietà, estraneo, come si è detto, a queste popolazioni, ma snatura e quindi ne offende il senso religioso, la spiritualità.La conoscenza scientifica tanto apprezzata dal mondo occidentale, alla cui conquista si è disposti, nel nostro stile di vita, a sacrificare qualsiasi cosa, è loro del tutto estranea: a torto o a ragione, non sentono infatti il bisogno di scrutare l’universo per cercare di carpirne i segreti, né si pongono dotti ed impegnati interrogativi sul significato della presenza dell’uomo nell’universo, sulla esistenza del trascendente e su tutte le dilaganti teorie, che, in qualche modo, cercano di giungere a risposte certe.Per queste etnie, la spiritualità è in tutto quanto ci circonda, il trascendente fa parte del vivere quotidiano, la terra è madre di tutti gli esseri viventi, nel senso più ampio del termine, come parti di un tutto e non come singole individualità, in piena e assoluta comunione con ogni forma di vita sia terrestre sia aliena.Mentalità ristrette, condizionate da antichi riti e superstizioni, che ne hanno impedito lo sviluppo?Personalmente penso esattamente il contrario, ma non è questa la sede più adatta  per simili disquisizioni.Resta invece il fatto che l’uomo occidentale, così colto ed illuminato, ha contribuito, con la sua dissennata corsa al progresso, a depauperare le ricchezze del pianeta, che, guarda caso, sono invece da sempre rispettate dalle culture tribali.Anche la persona più disinformata, se non condizionata da insulsi preconcetti, capisce che inaridendo un fonte non potrà più dissetarsi, contaminando i campi non sarà più in grado di nutrirsi, inquinando l’atmosfera non potrà più respirare.Ma torniamo ai nostri Apaches dell’Arizona.Per quel motivo il loro “credo religioso” dovrebbe essere di serie inferiore e come tale sottomesso.La religione, se vissuta liberamente e consapevolmente, non fa parte della ricchezza di ogni individuo, di ogni popolo?Nel momento stesso in cui parliamo di trascendente, ci riferiamo ad un concetto univoco, di altissimo significato, del quale si dovrebbe parlare con rispetto e senza svilirlo con assurde catalogazioni e graduatorie.Meraviglia come, in un periodo di affermata apertura verso ogni forma religiosa, che rispetti la vita umana, si avviliscano poche minoranze, il cui unico torto è quello di non essere rappresentate presso i cosiddetti Potenti della Terra.Il destino ha voluto che queste popolazioni occupassero proprio quel posto, il quale,  per la purezza, la trasparenza e la purezza dell’aria, è stato poi individuato come il più idoneo per scrutare la volta celeste: possibile non sia venuto il dubbio, magari anche solo teorico, che proprio queste caratteristiche lo abbiano reso sacro agli occhi delle popolazioni locali? E, in questo caso, a quale titolo dovremmo rivendicarlo, ostentando la ricerca scientifica come “legittimo motivo” della nostra prevaricazione?Non è invece questa la riprova di una insaziabile sete di potere, tanto più inaccettabile in quanto esercitata nei confronti di minoranze prive di alcuna tutela e come tali assoggettate ai liberi capricci di chi arbitrariamente si è nominato depositario dell’umano sapere, presente e futuro?   Milano 5 maggio 2002  

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Categorie: Racconti

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