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30 Mag 2008 - 17:05:42
MESSAGGI


Quella mattina il giovane nobiluomo si sentiva  in perfetta forma, allegro nella giusta misura, pienamente cosciente della propria forza e della propria baldanza. Era proprio nella condizione ideale per dare libero sfogo alla sua tracotante prepotenza.


Mentre attraversava  l’elegante  portone del Palazzo di famiglia, si trovò ad interrogarsi sulle strane ed inspiegabili  contraddizioni del suo carattere.Aveva sempre provato una aperta ripugnanza per la violenza, specie se gratuita ed immotivata,  ma si era anche sentito attirato quasi compiaciuto ed affascinato da   quel senso di sgomento e timore, che vedeva delinearsi sul viso della persone vittime designate delle sue equivoche e sottili prevaricazioni.Non riusciva comunque a spiegarsi come  potessero combinarsi in lui quelle due emozioni così contrastanti.Accantonò comunque questi pensieri, preferendo abbandonarsi alle piacevoli sensazioni che la giornata gli stava sicuramente riservando.Mentre si dirigeva verso la città, rivedeva l’immagine di quella bella ragazza, alta , dalla figura slanciata, dalla folta chioma corvina.Nei confronti di questa creatura, pur avendola solo notata e quindi non conoscendola personalmente, aveva fin dai primi momenti avvertito uno strano sentimento, quasi un senso di rivalsa.Non poteva negare a se stesso un lato decisamente imbarazzante del proprio carattere,  e cioè l’insicurezza, il timore, anche se il suo rango la sua posizione lo avevano sempre salvaguardato da questi suoi fin troppo palesi limiti.Di tutt’altra tempra quella splendida ragazza, in quel momento al centro delle sue fantasie.Sicuramente se avesse potuto infliggere una pesante punizione  a quella sua alterigia si sarebbe sentito pienamente appagato.Il nobile, sempre più immerso in queste poco simpatiche elucubrazioni, ignorava che proprio il personaggio al centro delle sue attenzioni, stava in quello stesso momento pensando a lui, naturalmente in termini altrettanto ostili.La ragazza stava entrando nel corso principale della città, eretta nel suo splendido portamento e sprezzante degli sguardi ammirati, che il suo passaggio inevitabilmente  suscitava.Come sempre avrebbe, a breve, incrociato quell’odioso nobiluomo, al quale avrebbe volentieri riservato qualche spiacevole trattamento, se non altro per fargli abbassare la cresta. Non sapeva però cosa fare.Inspiegabilmente i due si trovarono affiancati all’attraversamento e, quasi senza avvedersene, scesero insieme dal marciapiede.Lo strisciare dei pneumatici sull’asfalto, le urla delle persone ed un secco rumore, poi una calma irreale, un buio improvviso ed una luce lontana, inizialmente quasi una fiammella, poi sempre più intensa,La sensazione  strana, ma non sgradevole, di un graduale, inevitabile distacco.L’uomo e la donna, questa volta accomunati dallo stesso destino, si trovarono all’improvviso davanti ad una Luce sfolgorante, intensa.Il silenzio era assoluto, eppure entrambi percepivano una sorta di rimprovero, un messaggio, il giudizio improvviso e tagliente di quella che era  stata la loro vita.Ormai mute ed astratte entità captarono la possibilità che veniva loro data per una redenzione. Entrambi alteri, presuntuosi e sprezzanti avrebbero condiviso l’esistenza di un animale altrettanto altero e superbo, ma piegato in modo violento e coercitivo al volere degli uomini. Per un attimo percepirono l’elegante effige di un cavallo, ma fu solo un attimo, poi tutto svanì. Nessuna cesura, ma solo una continuità, sia pure attraverso il filo di un’altra esistenza.La Luce lentamente si attenuò, mentre l’uomo e la ragazza si sentirono come risucchiati a ritroso in un vortice, circondati dall’oscurità, mentre sempre più distante la fiammella stava lentamente svanendo. Quella mattina i due cavalli stavano brucando l’erba fresca di rugiada, godendosi il caldo sole primaverile, che lentamente si stava irradiando sulla campagna.Il palomino avvertiva ancora il dolore dei colpi infertigli, il giorno precedente, per costringerlo ad alcuni esercizi che ormai conosceva e che eseguiva diligentemente, ma che non soddisfacevano invece il suo padrone.La femmina non aveva ancora ricevuto alcun spiacevole trattamento, anche se vedendo quello che quotidianamente capitava al suo compagno non nutriva molte illusioni. Non si sarebbe comunque arresa, a costo di farsi legare ad un albero e passare all’addiaccio l’intera nottata.I rumore di una vettura sul viale ghiaioso, poi il secco rinchiudersi di una portiera.Davanti ai due cavalli si presentò un giovane dal viso allegro, aperto, velatamente ironico.Il palomino continuò imperturbabile a brucare l’erba, soltanto  allontanandosi di poco da quella umana presenza, che non lasciava presagire nulla di buono. La femmina si mise invece sulla difensiva.Poche battute, qualche risata, rumori che in quel momento, vista l’atmosfera,  risultavano abbastanza fastidiosi.I due cavalli vennero riuniti e sottoposti all’attento esame di questo nuovo personaggio.Inizialmente l’attenzione venne rivolta al palomino e, a quel punto, si verificò  un qualcosa di strano, di inspiegabile. Abituato ad essere colpito e a provare dolore, il cavallo stava avvertendo, forse per la prima volta, una piacevole sensazione, mentre la mano dell’uomo gli scendeva lungo il collo, lungo la schiena ancora dolente,  soffermandosi sui ciuffi  ondulati della criniera. Contemporaneamente l’uomo avvertì, percepì la sofferenza di questo esemplare tanto vessato, martoriato e ne percepì come una inconsapevole richiesta di aiuto. Per un attimo l’uomo si rabbuiò, poi, sempre tenendo la propria mano sul dorso del cavallo, guardò la femmina, che alzando fieramente la testa lo ricambiò con un’occhiata di sfida.La tensione si allentò, rotta dalla gioviale risata del giovane.“ Li compro entrambi” Questa frase  venne pronunciata quasi d’istinto.Mentre stava svolgendo tutte le formalità per l’acquisto, l’uomo si interrogò sul motivo di una decisione tanto precipitosa ed immediata: ci terremo compagnia, si trovò a pensare  e ci aiuteremo a vicenda.Tornando a casa, l’uomo ripensò alle sue ultime vicissitudini, non esattamente piacevoli e gratificanti. La sua consueta e naturale esuberanza lo aveva portato nel recente passato a compiere errori, i cui negativi effetti avevano poi finito per intaccarne gradualmente l’ottimismo e l’allegria.Non essendo tipo portato a indugiare su queste poco piacevoli esperienze e non volendo minimamente modificare il proprio carattere, improntato ad un continuo anche se poco ordinato dinamismo, aveva scoperto, nel corso delle sue estemporanee peregrinazioni, il mondo dei cavali.Vi si era avvicinato con la più totale determinazione, con la consueta irruenza e ne era rimasto inguaribilmente avvinto. Il palomino e la puledra stavano caracollando nel recinto ora appaiati ora scambiandosi morsi non proprio amichevoli: la più decisa ed imprevedibile, in questi frangenti, era la femmina, come se volesse rivendicare una sua indiscussa superiorità. Il cavallo sopportava queste esibizioni limitandosi ad una attenta difesa: aveva subito ben altre angherie per dar peso a queste estemporanee esibizioni di vitalità.I suoi guai erano cessati da quando quel giovanotto  si era preso cura di lui, facendogli riassaporare il piacere di certi esercizi, il galoppo serrato nella aperta campagna.Proprio quando veniva lanciato, il palomino, oramai recuperate interamente le proprie forze, tornava ad essere quello che era stato un tempo, un cavallo vincente, non secondo ad alcuno. Durante qualche estemporanea competizione con altri cavalli, riusciva sempre ad allungarsi in progressione, senza che il cavaliere fosse costretto ad incitarlo oltre misura.La femmina, più giovane, ma dotata di una muscolatura gradualmente in via di costante potenziamento, era ancora dedita al gioco, all’esibizione fine  a se stessa: negli ultimi tempi aveva comunque imparato alcuni esercizi e certi movimenti tipici delle gare, che eseguiva con assoluta naturalezza. Il giovane, chiuse le stalle, si fermò davanti all’immenso cortile, che si affacciava sulla campagna circostante.Non era passato molto tempo, ma quanti cambiamenti si erano verificati.Da quando aveva acquistato quei due cavalli, si era accorto di un costante mutamento nel proprio stile di vita, nel proprio carattere. Si era in sostanza attuato quel reciproco scambio di cooperazione, del quale il giovane aveva percepito le avvisaglie fin dai primi momenti.Stava scendendo il crepuscolo, tra poco la sera avrebbe avvolto questa splendida scenografia, vestendola con la propria oscurità.La prima stella sorgeva nel cielo: attraverso le piccole finestre dei box, ad essa si rivolsero i musi dei due cavalli. Anche il giovanotto guardò quel lucente lumino, avvertendone inconsapevolmente il messaggio.Per un breve momento l’ambiente fu come scosso da una intensa vibrazione: la luce della stella prese a sfavillare sempre più intensamente, poi ad intermittenza fino a tornare quella solitaria fiammella accesa nel cielo. Davanti al vivido balenare di quella sorgente luminosa, il nobiluomo e la ragazza socchiusero gli occhi, per poi riaprirli con una certa cautela.Abbandonate le spoglie terrene, attendevano ora il giudizio sul loro operato.All’improvviso la Luce si irradiò verso di loro, mentre una piacevole sensazione di benessere e calda serenità li pervadeva: intuirono, senza però riuscire a comprendere totalmente  il mistero di quella percezione. Quella mattina, mentre stava preparando i cavalli, il giovanotto si trovò  a pensare al particolare rapporto che lega l’uomo e gli animali, in uno scambio continuo di silenziosi messaggi, lungo il sentiero di una vita da percorrere insieme.Gli tornò in mente una frase “ E’ tutto collegato”. Ricordava di averla sentita da suo padre, riferita ad un detto dei Nativi Americani.Un gioioso nitrito lo distolse dalle sue riflessioni.Un’altra giornata stava iniziando e gli auspici non potevano essere migliori.  Milano 9 Gennaio 2002 

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Categorie: Racconti

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