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18 Gen 2009 - 13:00:28
La Cappelletta
 La strada stava ora curvando dolcemente a destra, proseguendo poi in uno sterrato alla fine del quale si trovava una Cappelletta.Dopo tanti anni ero tornato in un posto che avevo sempre ricordato, collegandolo a tanti episodi vissuti e rivisti nella mia memoria a distanza di tempo.Mi avvicinai fermandomi sulla soglia: come sempre la statua della Madonna, rivolta verso l’esterno, campeggiava nella piccola nicchia, come a voler accogliere l’ignoto visitatore.Ed ecco inevitabile l’ondata dei ricordi, con un misto di sacro e profano, anche se a mio personale parere una simile distinzione non ha alcun senso: quanto provavo era tutto racchiuso in una atmosfera difficilmente definibile.Durante l’estate, era quello il punto in cui la mia compagnia si riuniva, prima di iniziare una visita nel bosco o più semplicemente per programmare uno dei tanti giri in bicicletta.Davanti a questa piccola costruzione, passava poi la corsa campestre, solo teoricamente non competitiva, che veniva organizzata al termine della stagione: stravolti dalla fatica, il nostro sguardo si rivolgeva a questa Sacra Figura chiedendo, quasi inconsapevolmente, il Suo aiuto.In altre occasioni, cercando un minimo di discrezione, con mio padre prima e successivamente con mio figlio, ci portavamo in questo luogo appartato, lontano dal paese, per discutere liberamente, con la certezza, che nessuno avrebbe sentito il nostro vociare, spesso mantenuto in termini e tonalità non propriamente calme e controllate.Tornavo poi, solo, sedendomi sull’unico gradino in prossimità dell’entrata.Anche questa volta ripetei gli stessi movimenti. Un continuo alternarsi di chiaroscuri si delineava davanti al mio sguardo, luci riflesse, che assumevano astratti significati, non propriamente legati al comune sentire.Era come se tutto l’ambiente circostante si muovesse, fluttuasse, assumesse sempre nuove connotazioni, dando vita  ad un muta successione di sogni e visioni.Tutto un mondo di eteree creature mi stava tenendo compagnia, manifestandosi in modo sempre più chiaro e distinto, del tutto estraneo al mio vivere quotidiano, dando origine a certe presenze, avvertite lontane e sfumate, nelle stesse ombre che accompagnavano i mie passi, anche nel frastuono e nel confuso vociare delle strade cittadine.Rivolsi ancora lo sguardo verso questa Ieratica Figura: ero tornato dopo tanto tempo, riprendendo un discorso mai interrotto.Guardai ancora una volta la Madonnina: rimasi un momento in muto raccoglimento, poi mi allontanai. La sera stava ormai scendendo: nel bosco, sempre più nitide e presenti, quelle figure impalpabili,  prima appena accennate, si stavano ora delineando, prendendo corpo, ombre familiari e amiche, nate dal sogno e dalla fantasia.  

danovaro giuseppe · 294 visite · 0 commenti
Categorie: Racconti

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