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30 Mag 2008 - 14:15:21
LO SCOIATTOLO


Il sole stava lentamente scaldando l'aria, diradando a poco a poco la nebbia.



Renato decise allora di fermarsi per riposare ed assaporare quei momenti indescrivibili, che, nel bosco, solitamente seguivano al lento evaporare della brina.



Si sedette quindi a terra, appoggiandosi ad un albero e guardando il meraviglioso spettacolo che si stava aprendo ai suoi occhi.



Poco distante scorse, sul ramo basso di un albero, uno scoiattolo, intento a quella che doveva essere la sua colazione mattutina.



Conoscendone la timidezza e la diffidenza, distolse quasi subito lo sguardo, tornando a bearsi delle sue sensazioni.



Poco dopo avvertì davanti a sè una vocina:



-"Ciao".



Renato si scosse, si guardò intorno, ma non vide nessuno: sicuramente un'impressione.



-"Ciao . Non riesci proprio a individuare chi ti sta parlando? Sono io, lo scoiattolo a pochi passi da te".



Renato a questo punto avvertì una strana sensazione, un misto di panico e di meraviglia, che lo paralizzò.



Volse ancora lo sguardo, ma non vide nessuno: la radura era completamente deserta. Unica presenza, quel piccolo esserino, intento a masticare voracemente.



Certo di essere vittima di uno scherzo, perpetrato da qualcuno che, al momento, preferiva rimanere nascosto, Renato decise di assecondarne gli intenti. Contemporaneamente cercò però di avvicinarsi a quello che probabilmente doveva essere un pupazzetto, messo appositamente in quella posizione e attivato da qualche congegno meccanico.



Stranamente non riusciva però a muoversi.



-"Capisco quello che stai pensando, ma sbagli. Ti sconcerta così tanto che un animale parli?"



Renato, ora più che mai, decise di stare al gioco.



-"Non sono assolutamente meravigliato. Anzi, lo trovo del tutto normale".



-"Continui nel tuo errore, ma non mi sento di biasimarti, visto che i tuoi simili hanno ormai da tempo perduto le loro originarie facoltà, preferendo competere l'un altro per conseguire ricchezza e privilegi."



La cosa si stava facendo interessante.



Il suo interlocutore voleva evidentemente dilettarsi, ma, per dare allo scherzo chissà quale connotazione, aveva scelto una conversazione di un certo impegno culturale.



In tono distaccato, Renato replicò "Con questo cosa vuoi dire? Si sono forse visti, nel passato, uomini parlare con gli animali?".



-"Sei sempre vittima dello stesso equivoco"- annotò con tono risentito quella piccola creatura-" Nell'usare il termine    parlare, tu ti riferisci al linguaggio, io invece alla capacità di capire e di farsi capire. La cosa, se ci pensi, è ben diversa.



I tuoi simili hanno, nel tempo, operato scelte sempre più impegnative, alla ricerca di un potere sempre maggiore.Per fare questo hanno abbattuto ogni barriera, alterando qualsiasi equilibrio, stravolgendo la natura e lo stesso ambiente. Gli animali, la vegetazione e gli stessi minerali sono diventati solo mezzi, da utilizzare e poi distruggere."



-"Ho capito e potrei anche essere d'accordo con te. Ma tutte queste argomentazioni mi sembra abbiano ben poco a che vedere con quello di cui si stava parlando."



-"E' vero invece il contrario e lo stai dimostrando proprio in questo momento. Tu ora sei solo in questa radura, nella stessa posizione in cui una volta, prima di optare per la loro tragica scelta, si trovavano i tuoi simili: parte di un tutto e non suo esclusivo centro di riferimento.



Staccato da ogni sovrastruttura, sei ora in grado di percipire i suoni dell'ambiente. Io, semplice scoiattolo, sono una sua manifestazione, una sua emanazione, nè più nè meno quale sei tu.



E' per questo che ci capiamo.


La parola è solo uno dei tanti mezzi per comunicare, ma non è l'unico. Esistono anche i sogni, le emozioni, la fantasia, tutte qualità che l'uomo scopre solo in certi momenti di serena e totale partecipazione. Il problema è che quasi subito le rinnega, quasi fossero inutili debolezze, di cui magari vergognarsi.".Renato avvertì un senso di disagio sempre più diffuso.Questo pupazzetto, -ma lo era poi veramente?-, stava dicendo cose difficilmente confutabili.Effettivamente, in diverse occasioni aveva avvertito sensazioni analoghe e proprio in momenti come quello che stava ora vivendo, in cui si era trovato in posti solitari, silenziosi, dove era facile e gradevole avvertire il fruscio della vegetazione, il canto degli animali, dove la stessa roccia sembrava vivere la propria maestosità.-"Stai cominciando a capire?Hai mai pensato che ogni creatura possa essere collegata l'una con l'altra e, come tale, sia solo una delle tante forme in cui si rivela la vita? E se così fosse, quale significato potresti dare alle attuali azioni dell'uomo? Non è forse assurdo che, per cercare un sempre più alto livello di vita, l'uomo giunga a negarla, sopprimendo poi inevitabilmente anche se stesso?"Renato sentì le palpebre sempre più pesanti, mentre il respiro si stava gradualmente facendo più lento.All'improvviso sobbalzò, sentendosi chiamare.-"Cosa ti è successo, non stai bene?"Aprì gli occhi. Sua moglie stava chinata su di lui e gli stava accrezzando, con aria preoccupata, il viso.-" No." -La tranquillizzò-" Sto benissimo. Non so cosa mi sia successo, mi sono seduto ed evidentemente mi sono addormentato".-"Torniamo a casa."- La sentì suggerire, per poi aggiungere in tono di bonario rimprovero-"La prossima volta che ti allontani per una passeggiata, cerca però di non fermarti per un sonnellino".Ancora con le membra intorpidite, Renato si alzò, imboccando il sentiero.Che strano, possibile avesse sognato? Tutto gli era sembrato così reale.La stradina in quel momento curvava, proprio in un punto dove si erano intrecciati i rami di un castagno.Uno scoiattolo spiccò un salto, si fermò e guardò in basso.Poi, annusando l'aria, sparì nel verde.                                                                                                                   G.Danovaro Milano 29 Aprile 1998

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Categorie: Racconti

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