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30 Mag 2008 - 17:08:57
LE RISERVE VISTE DALL'UOMO BIANCO


Questo il tema sul quale si è tenuto il Convegno, il giorno 11/11 u.s., al Centro Commerciale l'Aquilone di Genova Bolzaneto.

I giorni precedenti erano stati caratterizzati dall’affluenza di un consistente numero di visitatori, alcuni interessati all'artigianato e all'oggettistica in genere, altri maggiormente coinvolti nell'aspetto culturale di queste popolazioni. Nel caso specifico il Nativo era Gilbert Douville, nato e cresciuto nella riserva di Rosebud, l'uomo bianco era invece rappresentato da alcuni del nostro gruppo, che in diversi momenti, avevano potuto esaminare questo certo tipo di realtà. La riunione è stata aperta dal Presidente Mara Gallo, la quale ha brevemente illustrato gli scopi dell'iniziativa, indicando poi l'ordine dei vari interventi e gli argomenti, che inevitabilmente si sarebbero trattati a corollario del tema principale. La parola è poi passata a Gilbert, il quale, coadiuvato, nella traduzione, come di consueto dalla simpaticissima e brillante moglie Camilla Novelli, dopo un primo cordiale saluto alle persone presenti in sala (abbastanza numerose specie se si considera la particolarità dell’argomento), si è soffermato sulle caratteristiche della propria etnia, fugando anzitutto alcuni luoghi comuni ancora radicati, ed entrando poi direttamente nel discorso riguardante più specificamente la Riserva. Dal suo punto di vista questo lembo di territorio, riconosciuto dal Governo, ha rappresentato e tuttora rappresenta un ben preciso punto di riferimento, al quale sono legati tanti suoi ricordi, dall'infanzia all'adolescenza, alle tante esperienze vissute da adulto. Nessuna intenzione di sottacere o nascondere i tanti problemi che specie fino a qualche anno fa, si presentavano pressoché quotidianamente in modo anche drammatico: disoccupazione, degrado, scarsi mezzi di sussistenza, alcolismo, tutte piaghe evidenti, che non si possono occultare, ma sulle quali è perfettamente inutile spargere lacrime o perdersi in inutili lamentele: indispensabile invece affrontarle cercando una soluzione, che all'inizio sarà ben poca cosa, ma che col tempo potrà migliorare. Gilbert, in questo rappresenta la vera anima del nativo americano, accettando questa situazione come un fatto ineluttabile, che però potrà essere superato, a condizione che il popolo si riappropri della propria identità, senza compiangersi e senza vivere di ricordi per tempi ormai passati, che non potranno più tornare: determinante semmai immedesimarsi nella realtà attuale mantenendo il proprio retaggio culturale. Il testimone, sotto forma di microfono, passa poi a Massimo Picasso, vero esperto e conoscitore della materia, recatosi a Rosebud , nello scorso mese di Agosto, ospite, con Sergio Gallo e Marco Ridolfi, di Gilbert e della sua famiglia. Il discorso assume ora, e non poteva essere diversamente, una diversa connotazione. Più che sulla Riserva in sé, Massimo si sofferma sul carattere di queste popolazioni, sottolineandone l'ospitalità, il tenace attaccamento alle tradizioni, il senso della famiglia, intesa in senso allargato, nella quale ognuno ricopre un ruolo ben definito, senza però dimenticare mai i bisogni del gruppo. Il microcosmo in cui si svolge questo tipo di esistenza presenta indubbiamente quegli aspetti negativi, cui si faceva prima riferimento, ma nelle parole di Massimo mi è sembrato di intravedere un certo cauto ottimismo, dettato probabilmente dal grande attaccamento e dalla profonda stima per questo popolo, specie dopo aver vissuto, finalmente in prima persona, quelle esperienze e quelle sensazioni, che, per esplicita ammissione, appartenevano ai suoi sogni di adolescente e da sempre lo avevano accompagnato negli anni successivi. Commossa e commovente la descrizione di Sergio Gallo, il quale della Riserva ha percepito lo squallore, la povertà, la mancanza di risorse e di alternative, elementi questi che fanno della vita una continua scommessa per un futuro sempre più difficile e nebuloso. Dopo questi primi interventi, mi ritrovai a riflettere. Due diversi modi di giudicare riferiti ad una stessa realtà, entrambi pervasi da sentimenti di commozione e partecipazione, accomunati però da una costante comune: l'apprezzamento e l'ammirazione per un mondo che, pur in equilibrio precario e a rischio di crollo irreversibile, ha mantenuto inalterati i propri valori spirituali, le proprie tradizioni, rifuggendo da quella ricerca di benessere economico, così tipico del sogno americano: tra i tanti esempi, uno dei più eclatanti, ricordato appunto nel corso di questi interventi, il rifiuto ad accettare la lucrosissima offerta del Governo per l'espropriazione delle "sacre" Black Hills, attuatasi nel secolo corso con un atto vessatorio e mai accettata dai Nativi, i quali a buon diritto ne rivendicano, in quanto legittimati, la restituzione. A tale scopo hanno da tempo promosso una causa contro il Governo, che si sta trascinando da tempo immemorabile, sul cui esito sono aperte le più svariate ipotesi. Mentre nella nostra riunione stavamo discutendo di questi argomenti, ai piani superiori si stava dipanando tutt'altro tipo di realtà: vetrine sfavillanti, luci e luminarie, urla, risate, acquisti necessari, inutili, voluttuari, di pura ostentazione, tutto all'insegna della febbre dell'acquisto. Eppure nonostante tutta questa "sfavillante" rappresentazione, all'uscita da questo grande Circo Barnum, ben poche, lo avrei notato la sera stessa all'uscita, erano le espressioni allegre e serene. Al di fuori del cono di luce, tutto cadeva nell'oscurità, in un intimo ed evidente grigiore. La parola è poi passata a Marco, il più giovane della compagnia, il quale con toni asciutti e sinceri ha tratteggiato un quadro molto sobrio di questa realtà, dove i protagonisti si muovono ancora secondo ben precise abitudini, che assumono quasi la portata di un rito, alcune delle quali molto simili a quelle di un nostro recente passato: il senso di deferenza, di educazione, il rispetto di regole e di norme di comportamento solo "suggerite" dagli anziani, che però nessuno osa discutere o disattendere, quella certa diffidenza (così tipica di noi liguri) nei confronti dell'estraneo, dello sconosciuto, che poi si trasforma magari in sincera ospitalità non appena si approfondisce la conoscenza. Il tempo stava scorrendo e personalmente avvertivo sempre più accentuato il distacco tra la nostra piccola assemblea ed il tumulto esagitato dei piani superiori. Venne poi il mio intervento, che spero di saper riproporre in modo scorrevole, ma soprattutto equilibrato. Avrei dovuto descrivere il mio recente viaggio nel Sud- Ovest, fatto con l'Hunkapi, attraverso l'Arizona, il New Mexico, una piccola parte del Colorado e dello Utah. Ho rispettato le consegne e devo dire che la cosa non mi è dispiaciuta: descrivere questi territori, alcune località tipiche, cercare di far partecipe l'uditorio di questo mondo fatto di colori intensi, indescrivibili, soffermarmi sulla simpatia dei Navajos, peraltro, all'apparenza, tanto americanizzati, sulla fredda e distaccata accoglienza degli Apaches, tutto questo era ed è stato gradevole, positivo, ma................ A questo punto ho chiesto, e sono stato accontentato, che mi fosse concessa una piccola divagazione, il richiamo ad un mio precedente viaggio nel Nord- Ovest, tra gli Cheyenne e i Lakota, in Montana, Nebraska, Whyoming, South Dakota.Solo in questi territori ho percepito l'anima dell'Indiano, ho avvertito il messaggio del vento ed il canto degli animali, mentre qualsiasi discorso logico e razionale veniva automaticamente a cadere per lasciare spazio ai sentimenti, alle emozioni, ai sogni. E le poesie di Gilbert ne sono la più diretta testimonianza: la riserva sarà anche un ghetto, ma questo non le ha impedito di trasmettere ad uno dei propri figli quei messaggi di altissima liricità, che troviamo nelle sue composizioni. In sostanza quel povero microcosmo, così vilipeso, che nelle intenzioni dell'uomo bianco, doveva segnare la fine del Nativo, in realtà ne sta generando la rinascita. Giustamente faceva rilevare Adriano Daneri, alla fine dei nostri interventi, come non si possa a priori escludere che anche i Navajos, all'apparenza così vicini al sistema americano, serbino in realtà nel proprio intimo gli antichi valori, occultandoli per una forma di discrezione e di salvaguardia: questo è anche il mio sincero augurio. Nel successivo dibattito, apertosi con alcune persone del pubblico, sono state poste diverse domande, alle quali Gilbert ha risposto con la consueta cortesia e con dovizia di particolari. Il Convegno si è poi chiuso nel pieno rispetto dell'orario stabilito. Tornati ai piani superiori, inevitabile il tuffo nella folla. Nello Stand dell'Hunkapi facevano bella mostra, lavorazioni artigianali, libri, locandine, fotografie , cassette musicali. La mia attenzione fu attirata da un bambino, che a mala pena arrivava al tavolo dove erano sistemati tutti questi oggetti: all'improvviso sgranò gli occhi e, rivolgendosi al padre, indicò una cassetta musicale con l'effige di un indiano. L'uomo sorrise, poi, abbassatosi verso il figlio, sussurrò queste poche parole:" E' proprio quella che abbiamo a casa. La ascolto, la mattina, prima di uscire".

Milano 21 Novembre 2000


danovaro giuseppe · 473 visite · 1 commento
Categorie: Racconti

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