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26 Mag 2008 - 21:14:25
LA SPIAGGIA

 

Una piccola macchia scura si era all'improvviso disegnata sul marciapiede chiaro, illuminato dal caldo sole di mezzogiorno.
L'uomo si fermò, aguzzando lo sguardo: si trattava di un piccolo granchio, che, ondeggiando faticosamente, stava evidentemente cercando di rientrare nel suo ambiente naturale, il mare.
Come avesse potuto trovarsi in quel punto della passeggiata era un mistero.
A meno che........ L'uomo guardò l'ora, quindi volse lo sguardo oltre il marciapiede.
Una rumorosa comitiva di ragazzini stava tornado a casa per il pranzo, qualcuno portando attrezzi da pesca, altri secchielli e recipienti vari.
Ecco chiarito l'arcano: il granchio era quasi sicuramente una delle tante vittime predestinate dei giochi e dei passatempi dell’allegra comitiva.
Chinatosi, l'uomo, sia pure con una certa riluttanza, protese la mano verso quella povera creatura, quindi chiuse delicatamente le dita sul suo corpo, aspettandosi comunque una qualche reazione, che invece stranamente non si verificò: il granchio si limitò infatti ad appallottolarsi su se stesso, immobilizzandosi.
Tranquillizzato, l'uomo si alzò, dirigendosi verso il mare, distante un centinaio di metri. Nessuno dei pochi bagnanti presenti sul litorale prestò attenzione al suo passaggio e d'altra parte non poteva essere diversamente, visto che la sua tenuta consisteva in una leggera canottiera, in un paio di zoccoli e in corti pantaloncini da spiaggia.
Giunto sulla battigia, entrò direttamente in acqua, fermandosi all'altezza di un piccolo anfratto naturale costituito da alcuni scogli: immerse la mano e contemporaneamente allentò la presa. Il piccolo granchio cominciò a scivolare lentamente verso il vicino fondale, dove si adagiò, sollevando una minuscola nuvola di sabbia.
Il calore dell'asfalto e l'esposizione prolungata ai raggi del sole potevano aver prodotto effetti micidiali in quel delicato organismo. Con le gambe immerse per metà nell'acqua, l'uomo si sedette su un basso scoglio.
La povera creatura continuava a rimanere immobile: giochi crudeli, assurdi, la ricerca del divertimento attraverso la sofferenza proditoriamente e gratuitamente inferta ad altri. Questo pensiero si affacciò come d'improvviso alla sua mente. Ripensò a se stesso, al suo recente passato.
Quante volte aveva, specie negli ultimi tempi, sperimentato sulla sua pelle, gli effetti di certi sgradevoli comportamenti. Gli tornò alla memoria la sede di lavoro, le espressioni ciniche di certi personaggi, udì ancora le loro assurde risate, i discorsi vuoti, intravide, sui loro visi grigi ed avvizziti, quel sottile piacere che sempre pervadeva i loro sguardi quando ostentatamente ignoravano la sua presenza, traendo soddisfazione dal suo smarrimento, dalla sua controllata sofferenza.
In quel periodo si era sentito affondare in una specie di atmosfera densa, viscida, come se un magma lattiginoso avesse all'improvviso ricoperto l'intero ambiente, offuscando ogni raggio di luce e soffocando ogni vitalità: attimi di asfissia artificiosamente creati da irresponsabili, per poter godere dei sussulti incontrollati della propria vittima. L'uomo avvertì ancora quell’ormai noto senso di disagio, rivide, nel ricordo, quella insulsa parte di umanità, sentì la nausea crescere e soffocargli il respiro.
Con notevole sforzo riuscì a tornare in sé, pur con un crescente senso di disagio, di tristezza. Il piccolo granchio continuava a non dare segni di vita.
L'uomo continuava intanto a guardare quello specchio d'acqua così azzurro, così vivo, come se si trattasse di un naturale filtro, di un taumaturgico rimedio a tutte le precedenti sofferenze, tanto vitale e potente da poter rigenerare quella sua creatura, tornata, impensatamente, nel grembo marino.
La sensazione di panico stava lentamente allontanandosi, mentre il respiro, fino a quel momento, affannato, tornava regolare: guardò il piccolo granchio, come se volesse trasmettergli le proprie energie appena ritrovate. La stupida crudeltà di pochi esseri ottusi non poteva, anzi non doveva spuntarla.
Queste erano però solo belle frasi, ma purtroppo la realtà aveva connotati e sembianze ben diverse. La mancanza di scrupoli, lo spirito di sopraffazione, il vuoto edonismo, la furbizia avevano, per forza di cose, buon gioco in un sistema basato solo sulla logica della competizione, sull’affermazione di ogni egoistico individualismo.
La piatta superficie del mare si increspò sotto una leggera folata di vento simile ad un respiro. La sabbia sul fondale si mosse leggermente, per poi ricadere e disegnare fantasiose geometrie. Il piccolo corpo del granchio prese ad ondeggiare, mentre strani effetti di luce sembravano rivitalizzassero quelle piccole membra rattrappite. Poi le scure chele cominciarono ad aprirsi ed a rinchiudersi prima lentamente poi con ritmica regolarità, le zampe poggiarono sul fondale ed il corpo rotondo si alzò, ruotando su se stesso.
L'uomo assisteva commosso: il piccolo essere sembrò volgersi verso la superficie, quindi si diresse verso quelle vicina massa bianca. L'uomo avvertì come una leggera carezza sulla caviglia, poi udì all'improvviso il rumore della risacca. Al ritrarsi dell'onda cercò ancora il suo piccolo amico, ma non riuscì a distinguerlo. Allontanandosi avvertì l'inconfondibile sciacquio del mare sul basso fondale: sembrava volesse trasmettergli un canto di ringraziamento.
Si alzò, uscì dall'acqua e si diresse verso casa. Le strade a quell'ora erano pressoché deserte.
Guardò ancora una volta verso l'orizzonte, percependo l'intensità di quell'azzurro così terso, trasparente, vitale: si sentì pervadere da un senso di profonda serenità, di infinita riconoscenza. Affrettò il passo: non sapeva proprio quale scusa avrebbe trovato per giustificare il proprio ritardo. Nella vicina scogliera, a pochi metri di profondità, un piccolo granchio stava, come di consueto, mimetizzandosi nella sabbia.

Milano 23 Novembre 1999


danovaro giuseppe · 1654 visite · 16 commenti
Categorie: Racconti

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Commenti

Commento di: Marzia [ Visitatore ]
Bravo, il tuo racconto mi è piaciuto molto.
Ciaoo
   26.05.08 @ 21:33:56

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