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29 Mag 2008 - 19:32:45
Il ragno
E' giusto inseguire un sogno? E' razionale abbandonare, sia pure temporaneamente, le propri abitudini, i propri affetti, le proprie certezze per abbandonarsi alle alterne fortune di un viaggio fuori dal tempo, in uno spazio  indefinito, popolato da personaggi, figli di un remoto passato, appartenenti ad una cultura calpestata, violentata, azzerata?Per quale imperscrutabile motivo correre l'alea, il rischio, anche se per immergersi in orizzonti esclusivi, di ineguagliabile bellezza, ammantati da colori incredibili, pervasi da suoni soffusi, dolci , irrinunciabili?Tutto questo, pur col suo fascino, può giustificare una scelta tanto astratta, distaccata da quella comoda concretezza, fatta di ripetute abitudini, frutto di un sistema facente ormai parte del proprio microcosmo?Il ragno tesse la tela con geometrica precisione, rispondendo ad un istinto primordiale, atavico, individuale.Lo guardo affascinato: nulla riesce a distoglierlo da quella sua alacre attività, sempre uguale nel tempo, come se ogni particella di quello spazio circostante dovesse essere necessariamente inglobata in quella raffinata simmetria.Provo a toccare quei fili sottili, impercettibili, dilatandone, senza offenderli, la figura: il ragno si ritrae, si pone sulla difensiva, diventa una piccola sfera, quasi immobile eppure palpitante di vita.Lascio la presa e tutto si ricompone: il ragno, guardingo, riprende lentamente la sua attività. Guardo il cielo attraverso i tanti rettangoli della ragnatela, scoprendolo suddiviso in sezioni omogeneee.Ho davanti ai miei occhi l'infinito, pur circoscritto in una immagine riflessa: il ragno tesse la tela, ma non ne offusca l'essenza.Vivi il quotidiano, ma non soffocare la tua natura!I sogni, le visioni, le fantasie appartengono a quel mondo immaginifico, dove finalmente tutti i tasselli rispondono ad una omogenea costruzione, non condizionata da sottigliezze concettuali.Non è forse riduttivo e contraddittorio rifiutare questi doni, privilegiando i sottili giochi della ragione, dal momento che tutta la nostra esistenza è esposta al minimo inconveniente, ad una qualsiasi contrarietà?Un semplice refolo di vento può stravolgere i nostri programmi, studiati con tanto meticoloso rigore.L'uomo artefice del proprio destino? Non sarebbe forse più giusto che l'uomo fosse in armonia col proprio destino, col proprio "io", con la propria natura?A quale titolo forzare quella parte di noi stessi, che costituisce l'essenza individuale di ognuno, al punto da stravolgerla completamente per uniformarla  a regole generali precostituite, imposte da aprioristici stereotipi collettivi?Per il bene della Società?Ma non si è forse sempre sostenuto che il vero principio di eguaglianza si basa sul rispetto dei singoli, sul riconoscimento delle diverse epressioni di ogni individualità?E allora per quale motivo dobbiamo tutti ricercare le medesime cose, perseguire gli stessi obiettivi che, inequivocabilmente, sono il successo, la carriera, il potere? Non stiamo forse limitando il nostro orizzonte, comprimendolo entro confini assurdi?Un semplice granello di sabbia e questo sofisticato meccanismo si inceppa.Il ragno tesse la sua tela e questo dall'albore dei secoli: l'uomo quante tessiture ha costruito nella vana ricerca di un qualcosa che gli potesse dare quella tanto agognata sicurezza?A ben vedere questa esasperata competizione non è forse, più o meno consciamente, finalizzata a superare il limite della stessa esistenza umana, rifiutando l'idea che questa debba un giorno cessare?Eppure ogni processo vitale è ben visibile: quotidianamente l'ambiente circostante muta attraversa un gioco di luci ed ombre.Ogni creatura vive e muore senza neppure rendersene conto: soltanto l'uomo avrebbe diritto di bere alla fonte della eterna giovinezza?!Un giorno il ragno cessò di tessere la propria tela, ma non se ne rammaricò: semplicemente si assopì e non si domandò si sarebbe risvegliato.Quello stesso giorno l'uomo guardò la sua immagine riflessa in uno specchio: vide il tempo trascorso ed ebbe paura.Cercò di non addormentarsi, di non cedere, ma non vi riuscì.Prima di abbandonarsi, guardò il soffitto sopra di lui: vide il corpo abbandonato di un ragno, che lentamente oscillava, avvolto nei fili della propria ragnatela.                                                                                                                                        Giuseppe Danovaro Milano 3 Luglio 2001    

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Categorie: Racconti

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