18 Giu 2010 - 12:42:48
Havasupai
L'albergo era elegante ed estremamente funzionale: vi avremmo però passato solo quella notte. Ci ritirammo con un notevole anticipo rispetto al consueto: l'indomani sarebbe stata una giornata estremamente impegnativa.La sveglia alle h. 4,30 non era il modo più soddisfacente per iniziare una giornata. Dopo aver formulato questo ovvio pensiero, mi alzai, preparando i bagagli strettamente indispensabili: la permanenza era limitata infatti a soli due giorni.Caricati rapidamente i furgoni, partimmo per la nostra nuova destinazione.Diversi erano gli interrogativi che mi attraversavano la mente.Anzitutto non sapevo come avrei superato una prova, che pur non off limits, rappresentava pur sempre un notevole impegno psico-fisico.Ci avevano infatti informati che, nella nostra lunga discesa, avremmo attraversato una zona abbastanza pericolosa per la presenza di serpenti a sonagli e altre deliziose creature non esattamente pacifiche (puma).A ciò aggiungasi che, in caso di emergenza, avremmo potuto contare sul solo intervento di un elicottero, la cui tempestività era però tutta da verificare.Rimossi questi fastidiosi pensieri e mi concentrai sul paesaggio.Anche in questa zona colline ondulate, coperte da boschi rigogliosi, accompagnavano la nostra marcia di avvicinamento al Grand Canyon, i cui primi contrafforti stavano lentamente delineandosi all'orizzonte.Finalmente giungemmo su un piazzale, sul quale erano posteggiati diversi fuoristrada e roulottes.Da quel punto iniziava il sentiero sterrato, che scendeva lungo il canalone, per poi proseguire nella sottostante ampia vallata fino al villaggio degli Havasupai. Nonostante l'ora mattutina, il caldo era già abbastanza intenso.Sistemai lo zaino, mi calcai il cappello sulla fronte ed iniziai la discesa.Sotto di noi inizialmente si apriva un baratro, che il piccolo ciottolato costeggiava, sviluppandosi in curve strette, degradanti, quasi a spirale verso il fondo della vallata.Esaurita questa prima parte, il sentiero proseguiva, scendendo più dolcemente, attraverso l'alveo di quello che, in certi periodi dell'anno, doveva trasformarsi in un torrente ampio e vorticoso.Cambiai passo, cercando di mantenere un'andatura, per quanto possibile, costante.Il canalone proseguiva tra due sponde di rocce ora levigate ed uniformi ora spezzate in disegni geometrici di rara bellezza. Il colore, di un marrone chiaro, assumeva diverse sfumature, alternandosi in tonalità cromatiche di sfavillante luminosità.Il fondo sabbioso e ghiaioso non agevolava l'andatura, la quale per forza di cose doveva mantenersi lenta ed omogenea.Improvvisamente mi si parò davanti un cane che dopo qualche esitazione mi venne incontro. La sua presenza in quella zona deserta mi meravigliò: possibile, pensai, che anche in queste lande solitarie fosse ricorrente il malvezzo di abbandonare gli animali durante l'estate? Esclusi però questa eventualità: chi poteva scendere in una zona tanto remota solo per questo scopo?Il cane intanto si era parato davanti a me distanziandomi di alcuni metri, iniziando a trotterellare, voltandosi ripetutamente come se volesse invitarmi a seguirlo. Sempre più stupito , ubbidii al suo tacito massaggio.. nel frattempo altri cani si erano radunati lungo il canalone, assumendo lo steso comportamento del mio occasionale amico.Ci venne poi spiegato che questi animali, appartenenti al villaggio, svolgevano il ruolo di vere guide per quanti scendessero lungo quel sentiero, distogliendo e disturbando con la loro presenza i predatori che si trovavano nella zona.Spesso mi trovavo ad incrociare altri gruppi di parsone, che stavano risalendo la vallata. Inevitabile la domanda di prammatica sulla distanza, che ancora ci separava dalla meta. Dopo diverse ore, vidi una segnalazione. il villaggio era a poche centinaia di metri, occultato alla mia vista da una folta macchia di alberi.Stavo ora percorrendo una strada pianeggiante, che dopo una secca curva, mi fece entrare nella piazza principale: poche case in legno vi si affacciavano, dando mi l'impressione di essere calato in un'altra dimensione, che ben poco aveva a che fare con la nostra.Proseguii fino all'unico albergo. Ero piuttosto accaldato, ma non avvertivo allarmanti segni di stanchezza. Il problema sarebbe stato la risalita, fissata a distanza di due giorni.Abbandonai subito questo fastidioso pensiero.Il nostro gruppo si era intanto ricomposto. Scegliemmo le nostre stanze, decisamente ed incredibilmente confortevoli e ci sistemammo per quello che sarebbe stato un breve soggiorno. Uscito, andai al vicino ristorante, ben diverso dalle linde stanze dell'albergo, dove consumai senza alcun indugio un abbondante pranzo. Francamente in quel momento non mi sentivo di pormi estemporanei interrogativi sull'eventuale rispetto delle norme igieniche più comuni. Il dispendio di energie era stato notevole: era quindi necessario reintegrarle, senza porsi troppe domande.Come spesso avviene, dopo aver superato un ostacolo o una difficoltà alla quel si è pensato con apprensione, mi ritrovai in uno stato di piena euforia. Decisi allora di scendere alla cascata, descrittaci come un vero gioiello di quella natura incontaminata.Seguendo alcune indicazioni e chiedendo a persone del villaggio, mi trovai a percorrere un viottolo, in leggera discesa, che costeggiava un torrente, il quale spesso spariva nel bosco vicino, per poi ricomparire in sinuose anse. Dopo circa un'ora di marcia sostenuta, giunsi sulla cresta di un promontorio: sotto di me un lago, copiosamente alimentato da una cascata.Sceso sul grato di una piccola spiaggia, non potei resistere alla tentazione di un breve bagno ristoratore: la temperatura , a quell'ora pomeridiana, era infatti decisamente salita.Tuffatomi , mi abbandonai in quel fresco abbraccio cristallino, assaporando quell'aria tersa, pura, del tutto incontaminata.Tornato a riva mi stesi al sole.Il cielo era una immensa cupola di un azzurro turchese, la cui uniformità era talvolta interrotta dalle oscillazioni degli alberi circostanti, che protendendo i loro rami, creavano figure sempre nuove e mutevoli.La parete a perpendicolo sulla spiaggia era abitata da una simpatica colonia di scoiattoli, i quali, per nulla intimoriti, dalla mia presenza, si abbandonavano a vertiginose discese, per carpire qualche frutto o biscotto abbandonato da altro turisti.Una fitta nebbiolina scendeva dalla cascata, originando fantastici giochi di luce, in alcuni momenti simili ad un piccolo arcobaleno.La giornata stava ormai volgendo al termine. Ormai completante asciutti, mi rivestii, tornando in albergo.Il giorno successivo, visitammo attentamente la piccola vallata, che si affacciava sulla vallata, scoprendo angoli e anfratti di rara bellezza.Tutto l'ambiente sprigionava una luce brillante quasi irreale: unica nota non in sintonia con tanta bellezza, gli abitanti del luogo.Questo è naturalmente soggettivo e come tale discutibile, ma è indubbio che gli esponenti di questa etnia hanno ben poco in comune con le altre etnie da noi visitate.Caratteri marcati e pesanti su un fisico massiccio, in alcuni casi grasso e cadente, espressioni scostanti, una certa diffidenza ed ostilità nei rapporti col turista, spesso allontanato sgarbatamente.Ci limitammo quindi ad osservare l'incredibile scenario, che si parava costantemente davanti al nostro sguardo, astenendoci da qualsiasi contatto con la popolazione, se non quando fosse strettamente necessario.Nel corso della serata facemmo amicizia con un giovane insegnante di violino, di razza bianca, il quale aveva scelto questa insolita destinazione, mal sopportando la vita convulsa di Phoenix. La cosa ci meravigliò non poco: mai infatti avremmo immaginato che nelle profondità del Canyon vi fosse spazio anche per le note delicate di un simile strumento.La sera ci ritirammo, con un ragionevole anticipo rispetto al consueto: l'indomani, di buon'ora, ci aspettava la risalita, con tutte le relative incognite ed i più inquietanti interrogativi.Alle h. 5, 30 del mattino successivo, insieme ad altre quattro persone del gruppo, lasciavo il villaggio, entrando nel bosco e cominciando la risalita: avevamo preferito anticipare i tempi per evitare il caldo della tarda mattinata.L'oscurità si stava diradando, lasciando spazio alle prime luci dell'alba.Cupi tramestii nella macchia vicina ci avvertivano della presenza di qualche animale: speravamo vivamente che non si trattasse di qualche predatore.Alla iniziale titubanza subentrò una sicura determinazione accompagnato da una sana incoscienza, che in certe situazioni decisamente non guasta.Il nostro passo procedeva piuttosto spedito nonostante la strada stesse ora salendo. Una volta rotto il fiato cominciammo a scambiarci le nostre impressioni su questa parte del viaggio, abbandonandoci anche a battute allegre su certi episodi appena passati.Dimenticavo un particolare: la nostra piccola comitiva era anche in questa occasione scortata da alcuni cani del villaggio, i quali ci avevano silenziosamente prima raggiunto e poi superato per porsi nella loro abituale posizione di guide "patentate".Sarà per la loro presenza o anche per la serenità e la tranquillità di quell'ambiente, ma avvertivo in me una euforia ed una forza inimmaginabile.Questa sensazione di profondo e totale benessere mi spinse, quasi inconsciamente ad affrettare il passo, per cui ben presto mi trovai solo.Per nulla intimorito proseguii, sentendomi leggero come mai mi era capitato.Percorrevo una zona già vista pochi giorni prima, ma mi sembrava di scoprirla per la prima volta.Imprevedibilmente mi ritrovai sotto il costone che mi avrebbe portato alla sommità del sentiero. Non riuscivo a raccapezzarmi: avevo impiegato un tempo inferiore a quello della discesa.Attaccai quindi l'ultima rampa in piena tranquillità, giungendo infine alla piazzuola, dove avevamo lasciato le vetture: se non mi fossi controllato, me ne sarei uscito con un prolungato urlo di soddisfazione, che avrebbe sicuramente impensierito le persone presenti.Tutto era andato bene.Un naso umido e tiepido mi sfiorò la mano: nella fase finale dell'ascesa era rimasto con me soltanto un cane e questi stava ora ricordandomi della sua presenza. Mi chinai, presi la sua testa tra le mani e lo guardai intensamente: ricambiò il mio sguardo con una espressione di dolce dedizione.Frugai nel mio zaino, trovando qualche biscotto che gli diedi: non sembrava fosse di suo gradimento. Alla fine compresi: aveva solo sete e d'altra parte ne aveva tutte le ragioni.Avvicinai la bottiglia dell'acqua alla sua bocca, rovesciandone delicatamente il fresco contenuto, così da permettergli di dissetarsi. Dopo lunghi avidi sorsi, si scostò accucciandosi all'ombra di un furgone. Mi ritrovai a pensare al rapporto che lega indissolubilmente l'uomo agli animali in genere e, in particolare, ad alcuni di questi, come i cani o altri animali domestici: purtroppo di queste meravigliose creature ci si ricorda solo nei momenti di solitudine e bisogno, dimenticandoci del loro affetto incondizionato.Poco mi importa delle teorie sulla scala gerarchica degli esseri viventi, al culmine della quale si trova,- chi l'avrebbe mai detto?-, l'uomo: personalmente percepisco nello sguardo di queste creature maggior profondità di quanto non abbia mai trovato in quello di tante persone. Lo accarezzai ancora una volta, ringraziandolo in silenzio: era inutile qualsiasi parola. Poi mi allontanai: girato lo sguardo non lo vidi più. Aveva sicuramente ripreso la via di casa, dopo aver assolto al suo compito.Mi sedetti sul furgone. la fatica cominciava a farsi sentire.Gli altri componenti della nostra comitiva stavano arrivando: nel giro di poco tempo il gruppo si era ricomposto. Caricati tutti i sacchi e gli zaini, riprendemmo la strada per il ritorno all'albergo, da dove eravamo partiti e dove avevamo lasciato la parte prevalente del nostro bagaglio.
Sindicazione
14.01.11 @ 10:58:15
da Franco
Bellissima descrizione, vibrante e sensibile. Complimenti!
04.11.10 @ 12:50:13
da alessandra
Bellissimo e atmosferico...ehh sci
03.01.10 @ 21:07:46
da mario
Like.
07.10.09 @ 07:36:03
da Donna Talks
Giuseppe, come sono belli e commoventi i ...
23.10.08 @ 14:42:30
da Emilia