Ultimi Commenti

ME COJONI ! E' sgorgato spontaneo ...

14.01.11 @ 10:58:15
da Franco


Bellissima descrizione, vibrante e sensibile. Complimenti!

04.11.10 @ 12:50:13
da alessandra


Bellissimo e atmosferico...ehh sci

03.01.10 @ 21:07:46
da mario


Like.

07.10.09 @ 07:36:03
da Donna Talks


Giuseppe, come sono belli e commoventi i ...

23.10.08 @ 14:42:30
da Emilia


Calendario

Gennaio 2012
LunMarMerGioVenSabDom
 << < > >>
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031   

Avviso

Chi c'é online?

Membro: 0
Visitatore: 1

rss Sindicazione

29 Mag 2008 - 19:25:04
Grand Canyon
Un gentile sorriso e un cenno di velato rifiuto mi fecero desistere da ogni ulteriore tentativo.Ci trovavamo sul perimetro roccioso che delimita il Canyon de Chelly ed un gruppo  di donne native stavano scendendo lungo il sentiero, facendo ondeggiare le gonne variopinte con incredibile colori e lasciando ai capricci del vento i larghi e vistosi fazzoletti abbandonati sulle spalle: la scena meritava di essere immortalata in una fotografia, che avrei conservato tra i miei ricordi.Questo gesto di garbato diniego mi lasciò abbastanza meravigliato.Contrariamente ad altre etnie, i Navajos, a tale gruppo  appartenevano queste persone, sono da tempo abituati ai turisti e generalmente accondiscendono di buon grado a simili richieste.Mi ero però rivolto ad una anziana, la quale probabilmente aveva conservato quel carattere tipico di innata riservatezza, acquisita dalle generazioni passate. Nulla a che vedere col desiderio di sottrarsi all’obiettivo per nascondere i segni dell’età, ma piuttosto il desiderio di mantenere quella che noi definiremmo una naturale “privacy”.Non potei fare a meno di pensare alle donne che popolano il nostro quotidiano, sempre pronte a mettersi in evidenza, dopo aver magari occultato l’inevitabile passare degli anni con sofisticati interventi di chirurgia plastica.La salutai con un sorriso, immediatamente ricambiato, e mi soffermai a guardare il suo gruppo mentre scendeva verso il fondo valle: dopo qualche attimo questo policromo insieme di colori sparì dalla mia vista.Un rapace stava settando alto nel cielo: istintivamente mi domandai come sarebbe apparsa la scena agli occhi di questa predatore, mentre sorvolava il nostro gruppo tanto diverso, sia nei gesti sia nel confuso vociare, da quelli cui era usualmente abituato.E’singolare come, in certe circostanze, ci si senta, nostro malgrado, come perfetti estranei o comunque ospiti indesiderati, che mal si integrano in una composizione inalterata nel tempo, con cadenze, ritmi e colori propri.Tornai lentamente verso il punto di ritrovo.Intorno a me si stava muovendo un mondo in piena relazione e assoluta sintonia, nel quale il turista normalmente entra solo per soddisfare la propria inguaribile curiosità, senza porsi troppe domande, soffermandosi magari solo sull’aspetto folcloristico o ornamentale.Eppure esistono segni inequivocabili di una dimensione automa, tanto diversa dalla nostra, ma meritevole almeno della stessa considerazione, se non altro in quanto priva di tutti quegli aspetti individualistici ed ostentativi, a parole sempre criticati, ma che fanno parte inequivocabilmente del nostro stile di vita.Con questa amare considerazioni, tornai in albergo.La sera era riservata ad una festa in puro stile country.    Un acre profumo di legna bruciata e di carne alla brace si levava sotto il porticato, davanti ad un cortile occupato da sedie e panche ordinatamente allineate.Sul palco facevano bella mostra diverse chitarre, violino  e batteria, strumenti tipici di un qualsiasi complesso country, i cui componenti si trovavano, come d’abitudine prima di iniziare, in mezzo alla folla, intenti a conversare col pubblico o a scambiare battute in pure stile frontiera.Col mio gruppo scelsi due tavoli laterali, ad un certa prudente distanza  dal palco: accorgimento indispensabile dopo aver notato i massicci  amplificatori posti ai margini della pedana.All’improvviso uno scroscio di applausi salutò l’ingresso del complesso, formato da quattro elementi: si trattava di persone di una certa età, dal sorriso radioso ed accattivante, inguainati in attillati jeans wrangler. In testa, l’immancabile enorme Stetson.Nel mio gruppo cominciò  a comparire qualche sorsetto ironico, che però sparì alle prime note di una allegra ballata. Ben presto il vibrato delle chitarre cominciò ad amalgamarsi col canto e col fraseggio sincopato, tipico di queste zone, mentre la batteria cadenzava disinvoltamente il tempo  Questo, come avevamo letto nella locandina all’ingresso, non era un complesso di professionisti, ma istintivamente pensai che ben poco avesse da invidiare a tanti quotati cantanti e musicisti.Finita l’esibizione tutti i componenti si voltarono nella nostra direzione e un caldo “Ciao Italia” si levò nell’aria, lasciandoci letteralmente senza parole.Ogni spocchioso atteggiamento, che, anche inconsapevolmente, qualcuno di noi aveva in precedenza assunto venne a cadere per lasciare spazio ad una atmosfera di pieno coinvolgimento, in  tipico stile country.  Gennaio 2008   

Admin · 206 visite · 1 commento
Categorie: Racconti

Link permanente al messaggio intero

http://giublog.gratuitoblog.com/mioblog-b1/Grand-Canyon-b1-p13.htm

Commenti

Niente Commento per questo post ancora...


Lascia un commento

Statuto dei nuovi commenti: Pubblicato





Il tuo URL sarà visualizzato.

 
Prego inserisci il codice contenuto nelle immagini


Testo del commento

Opzioni
   (Imposta il cookie per nome, email e url)