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29 Mag 2008 - 19:29:46
Grand Canyon 1
Lontane guglie acuminate si stavano allineando sul fondo di questa voragine, apertasi improvvisamente sotto di noi.Con due compagni di avventura avevo accettato di visitare il Grand Canyon, a bordo di un elicottero.Tutto sommato ero abbastanza tranquillo: anzitutto avevo già fatto una analoga esperienza, anni addietro, sorvolando, nel South Dakota, le Bad Lands, e inoltre mi dava un certa sicurezza l’alto numero di turisti, che, specie in certi periodi dell’anno, approfittavano di una simile occasione.La prima fase del volo ci aveva riservato la panoramica di un’ampia distesa verde, solo interrotta da piccole macchie boschive, che gradualmente lasciavano spazio ad  una compatta foresta. Sembrava di sorvolare un morbido tappeto omogeneo ed accogliente, pronto ad accoglierci e ad attutire gli effetti di una nostra eventuale caduta o di un atterraggio forzato: allontanai immediatamente queste mie fastidiose riflessioni rendendomi tra l’altro conto della loro assurdità.Poi, la sorpresa.Superato un roccioso crinale, l’elicottero si librò su un abisso immenso e pauroso: la argentea scia di un maestoso corso d’acqua, lontano e sfavillante, ci dava l’esatta sensazione del baratro, sul cui fondo si snodavano le anse di tanti piccoli torrenti e affluenti.A bordo, il rumore delle pale, solo attutito dalle cuffie in precedenza indossate, ci riportava, nel suo costante ripetersi, a quel senso di concreta realtà, che quasi inconsapevolmente, rischiavamo di smarrire.Mi ritrovai a pensare ai tanti films e cartoni animati, che avevano come protagonista un animale presente in queste zone, il coyote, le cui avventure, diffuse in tanti fotogrammi di fantasia, finivano inevitabilmente con una paurosa caduta nelle profonde voragini del Canyon.Cercai di rilassarmi, dimenticando il vuoto sotto di noi e concentrai lo sguardo sui lontani contrafforti che, in sequenza, si disegnavano davanti ai nostri occhi.L’alternanza di colori, abbastanza consueta, acquistava ora una nitidezza del tutto sconosciuta, come se un invisibile filtro depurasse l’aria, nella quale stavamo fluttuando, da ogni scoria o contaminazione, dandoci però contemporaneamente l’esatta raffigurazione di quel vuoto pauroso.Mi costrinsi ad abbandonare questa fastidiosa sensazione: potevo godermi una esperienza tra le più coinvolgenti, che non meritava di essere rovinata da inutili timori. D’altra parte se la mio esistenza  avesse dovuto concludersi in quel momento,  avrei interrotto il cammino davanti ad un spettacolo di ineguagliabile bellezza, conservandone il ricordo fino al momento finale.Quasi avesse captato queste “allegre” riflessioni, la donna-pilota si voltò verso di noi con un simpatico e coinvolgente sorriso, indicandoci un massiccio torrione cilindrico  a pochissima distanza: il tratto caratteristico era dato da una serie di cerchi concentrici e colorati, di diversa grandezza, che dal basso salivano verso la sommità, molto simili  ad anelli ornamentali di un improbabile vestiario. Sembrava che  la natura si fosse sbizzarrita, dando vita ad una figura degna della migliore fantasia, rivestendola con eterei tessuti di varia tonalità, quasi a raffigurare tutte le diverse cromature del nostro immaginario.Un’ampia virata ci fece allineare con la rotta del ritorno.Immerso nei miei pensieri e affascinato da quella diffusa panoramica cromatica, che  si dipanava davanti ai miei occhi, non avevo avvertito il rapido trascorrere del tempo.Sotto di noi cominciammo ad intravedere prima la foresta, poi il bosco ed infine  il campo di atterraggio.Non appena misi il piede a terra, mi sentii pervadere da un’ondata di incontenibile entusiasmo: per lunghi momenti mi ero immerso in questi immensi spazi, captandone l’immensità e facendone, anche se fugacemente, parte. Ne avevo avuto inizialmente timore, ma poi mi ero abbandonato a un misto di emozioni, che avevano avuto il potere di allontanare da me ogni paura.Capisco che qualcuno possa sorridere, ma francamente, in certi situazioni, riesco a controllare il mio entusiasmo con notevole difficoltà: la mia fortuna è che sono  sempre circondato da altre persone, davanti alle quali mi sento in dovere di  mantenere un certo atteggiamento.Naturalmente passammo il resto della giornata  a descriverci tutte le impressioni del volo, intervallando il racconto con scoppi di irrefrenabile allegria,  magari esagerati, ma tutto sommato abbastanza comprensibili.Personalmente avevo condiviso un ambiente nel quale era un perfetto estraneo, se non un ospite, e del quale aveva percepito la sontuosa magnificenza: ancora una volta mi era stato consentito di vivere un sogno, che, penso, mi avrebbe accompagnato per tutto il corso della mia esistenza.  Milano Dicembre 2007      

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Categorie: Racconti

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