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29 Ott 2008 - 15:12:06
Death Valley

Death Valley

Mai nome fu tanto appropriato.
Definire inospitale una simile area significa usare un semplice eufemismo.
L’impressione è quella di trovarsi su un immenso tavoliere biancheggiante, immersi in una calura asfissiante, privi di una qualsiasi via d’uscita e comunque esclusi dal resto del pianeta. Impensabile avventurarvisi, senza adeguate precauzioni, privi di una notevole riserva d’acqua, di un apparecchio telefonico e di un confortevole e affidabile mezzo di trasporto.
Eppure questa zona, di per sé tanto assurda e pericolosa, ha sempre richiamato un certo numero di visitatori attirati dal fascino di un ambiente tanto diverso dall’usuale.
Solo la presenza di qualche arido cespuglio e di pochi rettili, tra i più pericolosi, testimonia la presenza di una minima forma di vita.
Come in altre occasioni mi ritrovai a chiedermi quali sensazioni possano aver provato i primi viaggiatori che, lungo il percorso, si trovarono ad affrontare un simile ambiente.
Esclusa qualsiasi possibilità di permanenza, vista la quasi totale mancanza d’acqua e la scarsità di vegetazione.
La temperatura, costantemente elevata, cresce ulteriormente durante certe ore del giorno, bruciando letteralmente il terreno, coperto solo da una coltre di sabbia grigiastra.
Guardai il Pulman, posteggiato in un’area di sosta: i tranquillizzai pensando al condizionatore d’aria sempre in funzione e al ricco approvvigionamento di fresche bevande.
Innegabili certe vantaggi che ci consentono di "vivere" questo incredibile ambiente, senza remore psicologiche o timori tutto sommato abbastanza spiegabili.
Avevo comunque saputo che anche i primi pionieri, abituati ad affrontare quotidianamente ogni genere di difficoltà, evitavano di fermarsi in questa desolata vallata. Le soste erano limitate al minimo e in casi di assoluta necessità.
I colori circostanti erano però incredibili nelle loro sfumate e policrome gradazioni.
Alzai gli occhi per seguire il volo di un rapace e mi smarrii in nella contemplazione di un cielo d’un azzurro uniforme, solo appena offuscato da estemporanee formazioni di piccole nuvole trasparenti, che con l’aumentare della temperatura gradatamente si dissolvevano.
Il richiamo della guida mi distolse dai miei pensieri: in effetti mi ero allontanato troppo, inoltrandomi in un terreno ai margini della strada. Il pericolo era costituito dalla quasi certa presenza di serpenti, tra i pochi esseri viventi in grado di sopravvivere in un simile ambiente.
Il terreno riarso e uniforme presentava tane e cavità, naturali nascondigli per questi rettili, esposti comunque ai micidiali attacchi di aquile, falchi e altri uccelli rapaci.
Nessuna meraviglia quindi che a tutto il gruppo venisse raccomandato di non avventurarsi lungo gli sterrati, di controllare attentamente il terreno, non distraendosi per qualsiasi motivo, senza farsi prendere dal desiderio di avventurarsi lungo i sentieri appena accennati nella sabbia.
Tornato sul pulman, comodamente seduto al mio posto, rivolsi lo sguardo all’esterno: il caldo stava ancora salendo, creando nell’aria rarefatta vibranti giochi di luce che poi svanivano nella brulla vegetazione.
L’impressione era quelle di assistere ad una proiezione cinematografica di innegabile coinvolgimento e nel contempo avvertire un senso di rispetto nei confronti di un ambiente che sicuramente non avrebbe perdonato il benchè minimo errore o debolezza.
Mentre ci allontanavamo, avvertii quasi un senso di nostalgia.
Purtroppo siamo abituati a magnificare solo posti e località accoglienti, dove all’occorrenza potremmo decidere di soggiornare per un periodo più o meno lungo.
A ben vedere questo era una delle tante proiezioni del nostra inguaribile personalismo: spesso sarebbe preferibile limitarci ad osservare senza subordinare le nostre valutazioni a schemi esclusivamente utilitaristici.
Guardai ancora una volta il cielo, ma non vidi alcuna nuvola o anche una minima foschia: la calura secca aveva ormai asciugato qualsiasi traccia di acqua o anche di semplice umidità.
Come potevano sopravvivere quei pochi sparuti agglomerati di erba, delimitanti la strada, restava un vero mistero.
Guardai la cartina stradale, dove era anche indicato il programma: prossima tappa, Las Vegas.



 



 



danovaro giuseppe · 572 visite · 11 commenti
Categorie: Racconti

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