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10 Nov 2008 - 17:29:40
Brevi cenni letterari 4
Tinte molto forti, simili a quelle descritte da autori come Faulkner e Caldwell, caratterizzano il lavoro di un autore contemporaneo, N.S.Momaday; il quale con Casa fatta di alba, ha ottenuto il pieno consenso della critica, meritando il premio Pulitzer.Romanzo in alcuni passaggi estremamente difficile proprio per l'abitudine dell'autore a rappresentare i singoli personaggi nelle loro più specifiche caratteristiche, senza mediazioni interpretative.E' comunque pur sempre l'ambiente co- protagonista di tutta la storia. Penso che, a questo proposito, non sussistano dubbi, leggendo la parte iniziale del Prologo:"Dypaloh. C'era una casa fatta di alba. Fatta di polline e di pioggia, e la terra era antica ed eterna. Sulle colline c'erano innumerevoli colori e la pianura risplendeva di sabbie ed argille variegate. Cavalli rossi e azzurri e chiazzati pascolavano nella pinura e, più in là, un'oscura wilderness regnava sulle montagne. La terra era immobile e solida. Tutto, intorno, era meraviglioso.".Anche in questo caso, la vicenda si sviluppa sul tema della appartenza alla propria terra, alla propria etnia, ma questa riscoperta avviene attraverso una sofferenza, che in alcuni punti sembra travolgere il protagonista (Abele): alla fine però il cerchio si chiude e la vicenda, apertasi con la corsa tradizionale, nello stesso identico modo si conclude, come se tutti gli avvenimenti vissuti da Abele non fossero stati altro che costanti punti di avvicinamento a questo unico epilogo.Di questa purezza, nel romanzo persa e poi ritrovata, ne è viva raffigurazione la poesia, della stesso autore, contenuta nella raccolta di poesie "Parole nel sangue "( Ed.Oscar Mondadori) dedicata "Ad un bambino che corre a braccia distese nel Canyon de Chelly".Anche in questa breve composizione ricorre il tema della appartenenza, ma, più che come ricerca di un lontano passato, come ritorno al momento primo dell'individuo, quando ancora nessuna contaminazione si era impossessata della sua vita.Ed ancora Momaday ci incanta, con la sua fatalistica malinconia, nella breve poesia "Vasto vuoto paesaggio con una morte in primo piano" (Parole nel sangue - Ed. Oscar Mondadori- pag. 111). Vi sono erbe attorno alla sua bocca;I suoi denti sono cenere.Questo è quanto prende il suo posto:questa prateria, immensa, arida. Non si pone il problemaDi un altrove. Il suo postoE' proprio questa realtà,Questo elemento profondo. Ora che è morto si affidaAlla visioneSemplicemente senza resistenza. La morte lo rimuoveNon più di quanto la vita lo abbia rimosso;Egli è sempre rimasto qui.   Il rapporto con l'ambiente, nel quale si svolge ineluttabilmente la vita fino al sopraggiungere della morte: tanti momenti collegati in un'unica rappresentazione, nel tempo, ma al di fuori di qualsiasi richiamo cronologico. Autrice contemporanea , Leslie Marmon Silko , di cui appare doveroso citare il volume "Cerimonia" (Editori Riuniti, Roma 1981). Più che il racconto, sul quale mi sembra superfluo, almeno in questa sede, soffermarmi, appare determinante, in quest'opera, il richiamo al "mito", ricorrente anche in altri autori, quale specifico ed indispensabile connotato di una cultura che guarda al Creato con rispetto, timore e costante meraviglia, rifiutando qualsiasi interpretazione scientifica, in quanto semplice sottigliezza umana, del tutto inadeguata a comprendere il respiro di quanto appare ai suoi occhi. Tanti sarebbero gli autori degni di citazione e, in un prossimo futuro, altri ancora si affacceranno sicuramente alla ribalta, a riprova che il Rinascimento Indiano deve essere considerato una concreta realtà: l'uomo bianco deve soltanto abbandonare la propria presunzione ed ascoltare, senza pregiudizi, queste voci, sicuramente legate al passato, ma innegabilmente vive ed attuali.  

danovaro giuseppe · 175 visite · 0 commenti
Categorie: Racconti

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