17 Giu 2008 - 21:01:49
BAD LANDS
Alle Bad Lands sono collegati alcuni tra i più significativi episodi delle guerre indiane: da queste lande deserte passò ad esempio Piede Grosso, prima di giungere al tragico appuntamento di Wounded Knee.Secondo quanto mi risulta, non è invece sufficientemente conosciuto l'aspetto paesaggistico delle Bad Lands.Quando il nostro pulman si fermò sull'immenso piazzale, che guardava il primo tratto di questa distesa, potei solo marginalmente avvertire quello che di lì a poco si sarebbe offerto ai miei occhi: solo in un secondo momento e gradualmente ne avrei apprezzata la sconfinata bellezza.Come può rilevarsi dal nome stesso, su queste terre esistono ben poche forme di vita: insetti, serpenti e pochi ciuffi di erba riarsa. Impensabile quindi inoltrarvisi, se non accopagnati da una giuda esperta e mettendo comunque in preventivo una notevole percentuale di rischio.Questi gli aspetti non esattamente tranquillizzanti.Tutt'altro discorso se si guarda alla scenografia del posto.L'occhio spazia su una serie continua di dune cristallizzate, formate da una composizione di argilla e sabbia, che si alternano in successione, ora sprofondando in scoscesi dirupi ora ergendosi in torri stilizzate, arcaiche, sapientemente rifinite.L'accostamento con un qualcosa di molto simile ad un paesaggio lunare è immediato, ma questo se ci si limita ad una superficiale visione d'insieme.Osservando meglio si notano infatti diverse gradazione di colori, mirabilmente distribuiti alla base di rocce e torrioni, mentre le sommità dei rilevi, armoniosamente ondulati, appaiono uniformemente chiare, quasi bianche.La sensazione che in quel momento più intensamente avvertivo era quella di un profondo, ma anche distaccato rispetto per questo immenso scenario.Era come se mi trovassi davanti ad una creatura sconosciuta, bellissima ed affascinante, ma di cui al tempo stesso captavo la pericolosità e la spietatezza.Tornati sul pullman, proseguimmo nel nostro itinerario, alternando ripidi tornanti ad improvvise, brevi discese.Una sottile striscia d'erba stava intanto comparendo nei pianori delimitanti la carreggiata, segnalando inequivocabilmente la ormai prossima presenza dell'acqua.Poco dopo avvistammo un piccolo ruscello, che scendeva pigramente a valle: sui margini, una vegetazione bassa e continua contribuiva a dare un tocco di tonalità nuova.Giugemmo infine ad un piccolo agglomerato di costruzioni, tra le quali scorgemmo una Tavola Calda.Dopo esserci rifocillati, riprendemmo la nostra perlustrazione.Qualcuno del gruppo aveva intanto avvistato un piccolo elicottero, che compariva all'improvviso, per poi rapidamente sparire dietro le rocce. Rapida consulatazione dei tanti depliants raccolti durante la varie soste ed infine la risposta: i turisti potevano visitare le Bad Lands godendosi lo spettacolo dall'alto, in volo.A questo punto si verificò quello che era facile immaginare: una buona parte di noi decise di approfittare di una simile opportunità, mentre una ristretta minoranza, nella quale era anche il sottoscritto, manifestò qualche perplessità.Il problema era che quel velivolo si presentava di ben modeste dimensioni e non sembrava dare molta sicurezza.Come sempre avviene in questi casi, anche i dubbiosi si lasciarono convincere: tutti decidemmo di provare quasta esperienza.Mentre aspettavo il mio turno, mi ritrovai a riflettere.Solo pochi giorni prima ero intento al mio quotidiano lavoro, rigidamente seduto ad una scrivania, rigorosamente in giacca e cravatta: come da tempo mi succedeva, non avvertivo il benchè minimo entusiasmo, ma almeno mi trovavo al sicuro, in un ambiente asetticamente provvisto di ogni comodità.Nel giro di poche ore, la mia vita era stata stravolta da una serie di nuove esperienze, di nuove conoscenze, che mi avevano imposto un cambio di ritmo da lasciare senza fiato.Eppure tutto questo lo stavo vivendo col più assoluto e totale entusiasmo.Ora mi accingevo a salire su quel piccolo velivolo, che, solo un mese prima, mai avrei preso in considerazione, anche solo per un volo di pochi metri.Salii e sorrisi al pilota, come per cercare un minimo di garanzia. Fui contraccambiato con un cenno di misurata gentilezza. Poi ci staccammo da terra.Sotto di noi si profilò un immenso tavoliere irregolare, punteggiato da canali, rilievi ed anfratti: disponevamo di una visuale pressochè totale, valorizzata dalla stessa trasparenza della cabina.Ogni timore, ogni iniziale riserva era caduta. Non mi meravigliai. Questo viaggio mi aveva ormai abituato alle sorprese, avevo scoperto lati del mio carattere, che ignoravo e che mai avrei immaginato di possedere.Ignoravo cosa mi avrebbe riservato il futuro, ma non me ne preoccupai: per scoprirlo dovevo solo proseguire, lasciandomi trasportare dagli eventi. Il segreto era proprio questo.Tornati sulla terra ferma, ci dirigemmo verso l'albergo per una meritata cena.La giornata non era però finita.La Bad Lands ci richiamarono ancora per mostrarci un ennesimo capolavoro: il tramonto.Tornati sulla terrazza dove ci eravamo fermati nella mattinata, prendemmo posizione, volgendo lo sguardo al sole, che lentamente stava calando all'orizzonte.Una nuvola ne ostruiva parzialmente la visuale, ma questo creava un'alternanza di luci, che si irradiavano sulle dune sottostanti.Vicino a noi diversi turisti, tra i quali molti tedeschi e giapponesi, stavano armeggiando, puntando telecamere, macchine fotografiche e quant'altro fosse possibile immginare.All'improvviso, come al comando di un invisibile regista, calò il silenzio: tutto l'ambiente circostante si cristallizzò, bloccandosi per un tempo indefinito.I raggi del sole, obliqui sull'orizzonte, stavano saettando sui rilievi, colpendoli con scintille sempre più violente. Questo immenso plastico naturale allora si accese con una fantasia di colori brucianti, intensi, che ci costrinsero a socchiudere gli occhi: poi col passare dei minuti le tonalità si affievolirono e la quiete tornò sovrana.Il vento stava intanto scendendo su quei contrafforti, fischiando negli anfratti, con una serie infinita di modulazioni.Fu proprio in questo momento che si avvertì un ululato lontano, cui seguirono altri sempre più vicini, più intensi, più malinconici: era il canto dei coyotes, che salutavano il levarsi della luna.Nel più totale e assoluto silenzio stavamo assistendo ad uno dei tanti spettacoli, che la natura mette quotidianamente in scena. Purtroppo l'uomo solo in rare occasioni se ne avvede: per noi era una di quelle e non l'avevamo sprecata.Il misterioso regista decise di chiudere la scena.Lentamente tornò ad alzarsi nell'aria prima un sommesso brusio, poi un sempre più distinto alternarsi di richiami.Noi tutti, semplici spettatori, ci ritirammo, mentre sul palcoscenico sottostante gli invisibili attori si accomiatavano.Il sipario si stava inesorabilmente abbassando.
Sindicazione
14.01.11 @ 10:58:15
da Franco
Bellissima descrizione, vibrante e sensibile. Complimenti!
04.11.10 @ 12:50:13
da alessandra
Bellissimo e atmosferico...ehh sci
03.01.10 @ 21:07:46
da mario
Like.
07.10.09 @ 07:36:03
da Donna Talks
Giuseppe, come sono belli e commoventi i ...
23.10.08 @ 14:42:30
da Emilia