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29 Nov 2009 - 21:54:51
Atmosfera di una Notte
 Le note profonde dell’organo si levavano verso le alte navate della chiesa, mentre le persone che  avevano assistito alla Funzione cominciavano a dirigersi verso l’uscita.La celebrazione della Messa di Natale, a mezzanotte, ha sempre rappresentato per me un evento di particolare coinvolgimento emotivo, al quale non mi sono mai sottratto.Ne ho sempre avvertito il significato profondo, quel senso di rinnovamento, di fiducia, che lentamente si faceva strada nel mio cuore, rasserenandomi col suo messaggio di speranza.All’esterno la neve scendeva, lenta, silenziosa, creando fantasiose scenografie nella luce soffusa delle luminarie, per poi adagiarsi lungo il marciapiede. Il silenzio della notte era appena interrotto da passi attutiti su quel bianco manto uniforme.Il presepe, posto all’uscita e riparato dall’ampia cupola sormontante la facciata, ricordava quel pacato monito di amore da sempre ripetuto, legato alla nascita del Bambino.Mi fermai ad osservare.Cominciai a riflettere sul significato di quella Vita, che si sarebbe in seguito spenta nella sofferenza della croce per poi riaccendersi, rinascere ad un nuova e più alta  forma di esistenza. Questa raffigurazione, tanto semplice, è rimasto inascoltata, spesso derisa, soffocata, salvo poi ricomparire nei momenti di abbandono, di paura, di sfiducia.Eppure  concetti come autorità, ricchezza, violenza, prevaricazione si sono rivelati, nel tempo, vuote ed estemporanee categorie, del tutto prive di significato davanti alla semplicità di una umile grotta, dove gli ultimi, i deboli, gli indifesi hanno da sempre trovato una propria trionfale collocazione. Un piccolo, accompagnato dai genitori, si avvicinò al Presepe protendendo la mano verso la mangiatoia, un anziano si levò il cappello, chinando  rispettosamente il capo: per qualche breve istante, l’atmosfera si riscaldò ed un silenzio quasi irreale scese sulle persone. Poi solo il loro sommesso brusio.Un mendicante, in piedi vicino al proprio cane, chiedeva l’elemosina, ringraziando ad ogni offerta. Pensai come ognuno sarebbe ora tornato alla propria calda abitazione, dove l’indomani avrebbe festeggiato questa Ricorrenza con un ricco pranzo, preludio quasi scontato alle tante spese che si sarebbe poi permesso. Guardai il mendicante, ma non avvertii nel suo sguardo alcuna invidia , alcun rancore: solo una pacata rassegnazione, una umiltà che sembrava più consona e rispondente di ogni altra umana esternazione.Mi diressi verso casa, verso il mio ambiente accogliente, confortevole, riposante e provai una sensazione di smarrimento e di  tristezza.Ripensai alla Croce davanti all’altare, al povero mendicante e al suo fedele compagno, entrambi compresi e uniti nella loro povertà, l’uno legato all’altro in un reciproco aiuto. Non era forse questo  il significato di tale rappresentazione? Non ne erano forse i più degni e attendibili interpreti? Queste riflessioni mi stavano ancora accompagnando, quando varcai la porta di casa.Raggiunsi la piccola cesta dove stavano dormendo i miei due gatti.Percepii un cupo brontolio di disapprovazione e di rimprovero. Le piccole teste si voltarono verso di me: una rapida occhiata e un lungo sbadiglio. Poi il gradevole  abbandono al sonno appena interrotto, accompagnato da un leggero respiro cadenzato,  regolare.Dalla finestra filtrava un leggera striscia di luce: tanti fiocchi di neve disegnavano nell’aria fredda  un mosaico di pacata e serena bellezza.Nel silenzio mi sentii proferire poche, sommesse parole di ringraziamento.

danovaro giuseppe · 665 visite · 0 commenti
Categorie: Racconti

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