L'uomo superò, con un ultimo
sforzo, il breve tratto, che ancora lo separava dalla capanna, quindi entrò
nella grande stanza , al pianterreno, e chiuse dietro di sé la porta:
all'esterno gli elementi si stavano scatenando, in tutta la loro forza, con
un'improvvisa tempesta di vento, neve e pioggia.
Avvicinatosi al camino, ammiccò al proprio cane, che, come sempre, lo aveva
accompagnato nel suo consueto girovagare lungo i sentieri del bosco.
Con le mani intirizzite e tremanti, accese un fiammifero, avvicinandolo poi
alla legna secca, raccolta nel caminetto.
Subito si avvertì uno sfrigolio, mentre una luce azzurrognola si levò
nell'aria: poi una calda fiamma saettò all'improvviso, intaccando i tronchi più
consistenti, per poi propagarsi uniformemente lungo la catasta. Un piacevole
tepore invase la stanza.
L'uomo si sistemò su un'ampia poltrona, allungò pigramente le gambe e guardò
all'esterno l'immenso torrente di acqua, che si stava abbattendo contro la
finestra.
Rabbrividendo, chiamò, con un cenno, il cane, il quale nel frattempo si era
silenziosamente accovacciato ai suoi piedi. L'animale si alzò, tuffando il
proprio muso sotto il braccio dell'uomo: dopo qualche istante appoggiò la testa
sulle sue gambe, fissandolo in muta contemplazione.
Vivevano ormai in simbiosi, da quando il richiamo della solitudine, del silenzio, degli spazi, dei colori avevano trasformato quello che un tempo era stato la personificazione della più assoluta normalità, in un soggetto non più in sintonia con la propria quotidianità. Come e quando si fosse verificato un simile cambiamento era un mistero: un giorno l'uomo si era accorto di non riuscire più a sopportare il ripetersi di scene sempre identiche, sempre urlate, sempre scontate. Da tempo aveva notato, nel bosco, una vecchia baracca. Informatosi, venne a sapere che si trattava di una costruzione abbandonata da tempo, di cui nessuno avrebbe sicuramente rivendicata la proprietà. L'aveva allora pazientemente sistemata ed arredata, predisponendola per fronteggiare adeguatamente anche i rigori invernali. Troncati i ponti col proprio passato, vi si era poi ritirato: lo aveva seguito soltanto il proprio cane. Guardandolo ora negli occhi, vi trovò una tale profondità di sentimenti, che dovette distogliere lo sguardo per non commuoversi. In diverse occasioni si era domandato quale fosse il livello di affetto che un animale poteva avere in serbo e quanto fosse fondata l'opinione della scienza, che catalogava le creature, secondo una rigida scala gerarchica. Domande alle quali non era riuscito a trovare risposta.
Eppure quante volte, avvicinatosi
ad un qualsiasi animale domestico, aveva avvertito una piacevole sensazione e
quanta pietà aveva percepito visitando zoo, circhi, mostre naturali. Il vento
stava gradualmente perdendo di intensità. All'improvviso l'uomo avvertì un
leggero rumore proveniente dall'entrata, come se qualcuno o qualcosa toccasse
il battente. Il cane si era alzato in piedi e, dopo un breve indugio, si era
portato verso la porta. Non
dava alcun segno di inquietudine, ma piuttosto sembrava soltanto attirato verso
l'esterno. Tranquillizzato da un simile comportamento, l'uomo aprì la porta:
non pioveva più ed il bosco lasciava intravedere quell'inconfondibile gioco di
colori, riflessi sulle foglie ancora bagnante e sui rigagnoli formatisi sul
terreno. Con un malinconico guaito il cane uscì, sparendo sotto le felci.
L'uomo scosse la testa: avvertiva un oscuro presentimento. Prese la mantellina
impermeabile, chiuse la porta e seguì il suo amico.
Come aveva previsto lo trovò in una piccola radura, dove erano soliti sostare.
Il corpo era riverso su un fianco, la testa appoggiata contro una leggera
increspatura del terreno. Lo sguardo era fisso, vitreo, ma sempre dolce,
intenso. Solo in quel momento l'uomo si accorse che gli anni erano passati e
che il suo amico lo aveva accompagnato per tutto quel tempo, senza alcun
lamento, come se per lui l'età non avesse avuto peso, solo proteso nel compito
di tenergli compagnia.
Ora era tutto finito. Gli si coricò vicino, distese la mano e lo accarezzò affettuosamente.
Il pelo, folto e ruvido, presentava qualche ciuffo bianco, che l'uomo fino a
quel momento non aveva mai notato.
O magari aveva semplicemente preferito non vedere. D'altra parte come era
possibile accettare che un amico, quell'amico, potesse invecchiare e, un
giorno, potesse lasciarlo?All'improvviso gli occhi del cane sembrarono
illuminarsi: l'uomo li fissò e sorrise, poi lentamente, come assopendosi, seguì
il suo compagno di solitudine.
Erano ancora insieme. In una mattina tersa ed azzurra, li trovarono immobili
sull'erba: sempre vicini, avevano iniziato un altro viaggio, lungo sentieri che
non avevano mai percorso.
Milano 19 Gennaio 1999
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