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26 Mag 2008 - 20:39:14
Crepuscolo

L'uomo superò, con un ultimo sforzo, il breve tratto, che ancora lo separava dalla capanna, quindi entrò nella grande stanza , al pianterreno, e chiuse dietro di sé la porta: all'esterno gli elementi si stavano scatenando, in tutta la loro forza, con un'improvvisa tempesta di vento, neve e pioggia.
Avvicinatosi al camino, ammiccò al proprio cane, che, come sempre, lo aveva accompagnato nel suo consueto girovagare lungo i sentieri del bosco.
Con le mani intirizzite e tremanti, accese un fiammifero, avvicinandolo poi alla legna secca, raccolta nel caminetto.
Subito si avvertì uno sfrigolio, mentre una luce azzurrognola si levò nell'aria: poi una calda fiamma saettò all'improvviso, intaccando i tronchi più consistenti, per poi propagarsi uniformemente lungo la catasta. Un piacevole tepore invase la stanza.
L'uomo si sistemò su un'ampia poltrona, allungò pigramente le gambe e guardò all'esterno l'immenso torrente di acqua, che si stava abbattendo contro la finestra.
Rabbrividendo, chiamò, con un cenno, il cane, il quale nel frattempo si era silenziosamente accovacciato ai suoi piedi. L'animale si alzò, tuffando il proprio muso sotto il braccio dell'uomo: dopo qualche istante appoggiò la testa sulle sue gambe, fissandolo in muta contemplazione.

Vivevano ormai in simbiosi, da quando il richiamo della solitudine, del silenzio, degli spazi, dei colori avevano trasformato quello che un tempo era stato la personificazione della più assoluta normalità, in un soggetto non più in sintonia con la propria quotidianità. Come e quando si fosse verificato un simile cambiamento era un mistero: un giorno l'uomo si era accorto di non riuscire più a sopportare il ripetersi di scene sempre identiche, sempre urlate, sempre scontate. Da tempo aveva notato, nel bosco, una vecchia baracca. Informatosi, venne a sapere che si trattava di una costruzione abbandonata da tempo, di cui nessuno avrebbe sicuramente rivendicata la proprietà. L'aveva allora pazientemente sistemata ed arredata, predisponendola per fronteggiare adeguatamente anche i rigori invernali. Troncati i ponti col proprio passato, vi si era poi ritirato: lo aveva seguito soltanto il proprio cane. Guardandolo ora negli occhi, vi trovò una tale profondità di sentimenti, che dovette distogliere lo sguardo per non commuoversi. In diverse occasioni si era domandato quale fosse il livello di affetto che un animale poteva avere in serbo e quanto fosse fondata l'opinione della scienza, che catalogava le creature, secondo una rigida scala gerarchica. Domande alle quali non era riuscito a trovare risposta.

Eppure quante volte, avvicinatosi ad un qualsiasi animale domestico, aveva avvertito una piacevole sensazione e quanta pietà aveva percepito visitando zoo, circhi, mostre naturali. Il vento stava gradualmente perdendo di intensità. All'improvviso l'uomo avvertì un leggero rumore proveniente dall'entrata, come se qualcuno o qualcosa toccasse il battente. Il cane si era alzato in piedi e, dopo un breve indugio, si era portato verso la porta. Non dava alcun segno di inquietudine, ma piuttosto sembrava soltanto attirato verso l'esterno. Tranquillizzato da un simile comportamento, l'uomo aprì la porta: non pioveva più ed il bosco lasciava intravedere quell'inconfondibile gioco di colori, riflessi sulle foglie ancora bagnante e sui rigagnoli formatisi sul terreno. Con un malinconico guaito il cane uscì, sparendo sotto le felci. L'uomo scosse la testa: avvertiva un oscuro presentimento. Prese la mantellina impermeabile, chiuse la porta e seguì il suo amico.
Come aveva previsto lo trovò in una piccola radura, dove erano soliti sostare. Il corpo era riverso su un fianco, la testa appoggiata contro una leggera increspatura del terreno. Lo sguardo era fisso, vitreo, ma sempre dolce, intenso. Solo in quel momento l'uomo si accorse che gli anni erano passati e che il suo amico lo aveva accompagnato per tutto quel tempo, senza alcun lamento, come se per lui l'età non avesse avuto peso, solo proteso nel compito di tenergli compagnia.
Ora era tutto finito. Gli si coricò vicino, distese la mano e lo accarezzò affettuosamente.
Il pelo, folto e ruvido, presentava qualche ciuffo bianco, che l'uomo fino a quel momento non aveva mai notato.
O magari aveva semplicemente preferito non vedere. D'altra parte come era possibile accettare che un amico, quell'amico, potesse invecchiare e, un giorno, potesse lasciarlo?All'improvviso gli occhi del cane sembrarono illuminarsi: l'uomo li fissò e sorrise, poi lentamente, come assopendosi, seguì il suo compagno di solitudine.
Erano ancora insieme. In una mattina tersa ed azzurra, li trovarono immobili sull'erba: sempre vicini, avevano iniziato un altro viaggio, lungo sentieri che non avevano mai percorso.

Milano 19 Gennaio 1999

 


danovaro giuseppe · 865 visite · 2 commenti
Categorie: Racconti

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Commenti

Commento di: Martina [ Visitatore ] Sito Web
ciao sono martina e anch'io vado alla colombera
cappuccino e' stato il primo cavallo da cui ho imparato di piu; non solo saltare,trottare e galoppare ma anche a rispettarlo e ad amarlo ,xche' lui e' un grande
cavallo e lo sara' per sempre (e so che adesso e' in paradiso e che ringrazia tutti noi per averlo accudito ed amato anche nel suo momento piu'difficile ,comunque sempre li', lui,ad affrontare e a superare anche quel problema)
ti adoro cappu

BY MARTY
   19.12.08 @ 22:03:14
Commento di: Emilia [ Visitatore ]
Giuseppe,
come sono belli e commoventi i tuoi racconti, sembrano poesie e le tue poesie sono così evocative da suggerire trame di racconti.
Apprezzo molto anche i tuoi \\\"reportage\\\" di viaggio così precisi ed efficaci da far concorrenza ai documentari di un abile regista.
Insomma sei un creativo a tutto tondo, capace di interrogarsi e raccontare senza falsi pudori le proprie debolezze, malinconie, difficoltà in un mondo che creatività e sensibilità non sa riconoscere ed apprezzare.
Sono veramente contenta di questo tuo \\\"blog\\\" che non mancherò di visitare con regolarità: leggerti è sempre un piacere ed una bella emozione.
Emilia
   23.10.08 @ 14:42:30

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